Sicurezza
Penne, pici, fusilli e altre bontà dal granaio della Toscana
Formati di nicchia in pacchi da circa 4 euro l’uno per dare ai produttori l’opportunità di valorizzare ciò che coltivano
grosseto. La provincia di Grosseto è notoriamente il granaio della Toscana.
Nel 2020, secondo il rapporto della Camera di commercio per la 19ª Giornata dell’economia, gli ettari coltivati a frumento duro sono stati 14.600 per 500mila quintali di grano mietuto. Sono 3.770, invece, gli ettari seminati a frumento tenero, per 100mila quintali di prodotto. Mentre il grano duro è destinato prevalentemente alla produzione di pasta, quello tenero diventa farina per farne pane e dolci.
I prezzi del grano, in entrambi i casi, li determinano i grandi trasformatori – come Barilla che in Maremma acquista da sempre frumento con lo strumento dei contratti di coltivazione – e gli intermediari che acquistano per loro conto.
Con il progetto Drago, che non potendo certo competere coi giganti del settore guarda a una produzione di nicchia di alta qualità, l’obiettivo è di dare ai produttori un’opportunità di valorizzare i grani antichi partecipando alla distribuzione del valore aggiunto.
Da oggi alla fine dell’anno, per testare il sistema, saranno lavorati 1.000 quintali di grano.
Un pacco di pasta “Maremma Mia”, a seconda dei formati, costa intorno ai 4 euro. Si tratta di una pasta rustica e più saporita di quelle in commercio di qualità medio-bassa, con caratteristiche organolettiche e nutrizionali originali. I formati a oggi disponibili sono tagliatelle, pici rigati, penne, caserecce, strigoli e fusilli. La macinazione a pietra permette di ottenere un prodotto ricco di vitamine e sali, con farine non soggetto al riscaldamento come nelle macine in acciaio.
M.F.
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