Sicurezza
I segni col gesso sull’asfalto e il ricordo di Simone Cucci
SCARLINO. Un tempo era la strada statale 322 delle Collacchie.
Una maxi lingua d’asfalto di quasi 100 chilometri incastonata nel cuore della Maremma che guarda il mare. Poi la divisione. Oggi la strada provinciale 158 delle Collacchie è quella che inizia a Follonica e termina a Grosseto. Passando per Punta Ala e Castiglione della Pescaia.
Il tratto da Grosseto a Manciano, invece, ha preso il nome di strada provinciale 159, Scansanese.
La curva del Puntone, dove martedì sera ha perso la vita la 19enne di Pienza Sara D’Apolito, finita con l’auto contro un albero, non è un tratto particolarmente pericoloso.
Certo, bisogna fare attenzione. Come su ogni tratto stradale. Ma non ci sono particolari elementi di criticità. Discorso diverso, invece, se si fa riferimento alla provinciale delle Collacchie nel suo insieme.
Il precedente più amaro della cronaca recente si colloca nell’aprile del 2019. Una Vespa arancione. E un’altra morte sull’asfalto. Quella del 27enne Simone Cucci, avvenuta nel segmento di provinciale che si apre non lontano dal centro di Follonica. Simone stava andando a lavoro allo Zen Fruit Bar di Marina di Scarlino.
I colleghi non lo vedevano arrivare. Una telefonata dietro l’altra. Tentativi caduti nel vuoto. Il corpo del giovane a terra. Coperto da un telo. Il dolore di una famiglia e di una città intera. Sono passati più di due anni. Ma la ferita – nel cuore di chi conosceva Simone – è ancora apertissima. E non si ricucirà mai. Così come non passerà lo strazio nelle persone che volevano bene a Sara. A terra – nel punto dell’incidente – la mattina dopo la tragedia ci sono ancora i segni fatti col gesso dalle forze dell’ordine per i rilievi. Passano molte auto. Per lo più di vacanzieri che passano le ferie nei campeggi della zona.
Qualcuno nota le lettere e le righe sul nero del catrame e si ferma. Si accorge che il segno del gesso finisce lì. Prima dell’albero. E vede anche i resti dell’auto di Sara. Non è difficile immaginare il resto. E infatti un uomo si fa il segno della croce. Chi abita nei paraggi, invece, sa già tutto. Ha letto la notizia da qualche parte, ne ha sentito parlare. In un bar di Scarlino due donne ricordano Sara. «Ma l’hai visto cosa è successo a quella povera ragazza?», dice una all’altra. «Ma come si può morire a 19 anni?», si chiedono quasi in coro.
Una domanda senza risposta. Una macchia nera nella quotidianità di un posto – la costa sud della Maremma – abituata ad associare all’estate risate e spensieratezza.
E che ora, invece, deve fare i conti con una disgrazia che scuote il cuore e bagna gli occhi. Dopo quella di Simone, la morte di Sara. Ancora sulla provinciale delle Collacchie.
Tommaso Silvi
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