I centri commerciali vogliono espandersi I negozi del centro alzano le barricate
Il Ccn Centro storico chiede ai candidati sindaco di Grosseto di «dichiarare in maniera chiara» da che parte stanno
grosseto. I commercianti del centro storico di Grosseto sono sul piede di guerra: «Sentire ancora parlare di nuovi insediamenti commerciali al di fuori della città urbanizzata dopo aver subito gli effetti devastanti della presenza eccessiva dei centri commerciali sembrava impossibile, ma evidentemente non è così». Queste le parole di Enrico Collura e Vincenzo De Sapio, presidente e vicepresidente del Ccn (centro commerciale naturale) Centro storico di Grosseto. «Non consentiremo – dicono – che si proceda verso la direzione di nuove aperture nella lontana periferia, sotto qualsiasi definizione la si voglia chiamare. Vogliamo continuare a credere e a investire in centro storico e quindi ci batteremo con tutte le nostre forze perché la politica non ceda alla tentazione di assecondare gli appetiti dei grandi gruppi che a Grosseto non hanno certo l’interesse di fare crescere il tessuto delle piccole imprese locali».
La preoccupazione dei commercianti è nata all’indomani della notizia, pubblicata dal Tirreno, dei progetti di ampliamento cullati dai due centri commerciali più grandi della città ora che Grosseto sta rinnovando i propri strumenti urbanistici. L’Aurelia Antica vorrebbe ampliarsi di 5mila metri quadrati, di cui 2mila per grande distribuzione organizzata non alimentare; il Maremà chiede di realizzare una grande struttura di vendita non alimentare, una sala di spettacolo e un centro direzionale.
«La nostra preoccupazione – dicono i commercianti del centro – va ben oltre gli aspetti economici, che pure sono fondamentali per garantire un’offerta commerciale equilibrata. Sappiamo quanto sia determinante la presenza del commercio in tutti i quartieri della città. Le vie che perdono i negozi sono condannate al degrado e alla progressiva riduzione del valore degli immobili, residenziali e commerciali».
Da qui l’appello ai candidati sindaco perché «dichiarino in maniera chiara, esplicita e inequivocabile cosa faranno se vinceranno le elezioni. Vogliamo sapere se le nostre imprese dovranno rassegnarsi a chiudere o se, al contrario, saranno motivate a rilanciare il commercio di qualità a Grosseto».
E la stessa preoccupazione attanaglia Confesercenti. «Non ci rassicurano le parole dell’assessore Fabrizio Rossi (urbanistica) che non ne sorgeranno altri, se il punto è quello dell’ampliamento di questi due centri commerciali esistenti, avendo assistito anche recentemente a varianti anticipatorie per l’insediamento della grande distribuzione organizzata come in via Scansanese», dicono Gloria Faragli e Giovanni Caso, direttrice e presidente Confesercenti.
Anche Confesercenti ha mandato al Comune un contributo prima dell’avvio del piano operativo con cui chiedeva un riequilibrio della rete distributiva commerciale, convinta che a Grosseto la grande distribuzione organizzata sia in eccesso «a scapito del commercio di vicinato (che ha offerto un servizio anche nei mesi più recenti connotati dalla pandemia)». Ma non solo. «Questi insediamenti condizionano anche tutto l’entroterra, oltre alle modalità con cui i consumatori vivono la città e il contesto urbano. Grosseto ha una saturazione di insediamenti della grande distribuzione commerciale, ma anche un problema di consumo di suolo; anziché guardare a riqualificare contesti già esistenti, con particolare attenzione al centro storico ma anche aree periferiche, si continua a creare nuovi contenitori che nel tempo, neppure troppo lungo, avranno problemi di obsolescenza. Anche per questo non possiamo che rappresentare la nostra assoluta contrarietà alle scelte fatte in questa direzione. Confidiamo che l’architetto Silvia Viviani, dell’Istituto nazionale urbanistica regionale e nazionale, sappia valutare con attenzione tali incongruenze».
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