Sicurezza
«Ognuno guardi a casa sua senza discorsi fuori luogo» Ceccarelli alimenta lo scontro
In seguito al video pubblicato dalla Capannina arriva la risposta «Credo che sia sbagliato pensare che siano tutti fuori legge»
LA REPLICA
Non ci sta Danilo Ceccarelli, “patron” del Cala Felice Beach al Puntone di Scarlino e presidente di Fipe, la Federazione italiana pubblici esercizi: «Chi sbaglia paga e non è vero che in tutti i locali si balla. Anzi, già lo scorso anno molti avevano già previsto riduzioni di presenze, cosa che si è ripetuta questa estate per arginare le problematiche del Covid-19». Ceccarelli risponde così alle accuse e alla provocazione sollevata dal collega Antonio Degortes, anche attraverso i video di cosa succede la notte negli altri locali della costa, compreso quello di Cala Felice.
«Ognuno dovrebbe guardare prima in casa propria e Degortes lo sa bene. Lo scorso anno per esempio – dice ancora Ceccarelli - molti di noi avevano ridotto del 20% le presenze all’interno dei locali, cosa che invece mi pare non sia successa alla Capannina, con la stagione andata avanti come sempre, fregandosene in buona sostanza di quelle che potevano essere le indicazioni del buon senso». Ceccarelli insiste: «È sbagliato pensare che se la Capannina ha sbagliato, gli altri siano fuori legge. Mi sembra davvero una polemica fuori luogo – aggiunge il patron del Cala Felice – e anzi, sottolineo che proprio nelle ultime due stagioni il turismo è cambiato, portando a nuove problematiche». Ceccarelli infatti spiega cosa sta succedendo nelle notti sulla costa Maremmana.
«Se pensiamo all’era Covid-19 non può passare inosservato come adesso ci siano gruppi di ragazzi come non se ne sono mai viste. I quattro o cinque contenitori più importanti dove la sera si poteva far festa e ballare, le varie discoteche sparse nel territorio, potevano accogliere fino a 15mila persone, sorvegliate da un centinaio di addetti delle forze dell’ordine. Mentre adesso tutti questi ragazzi girovagano indisturbati per le città, praticamente senza meta e causano altri tipi di problemi. Deve cambiare il modo di fare accoglienza. Nel nostro caso ci siamo adeguati, proponendo cene aperte fino a un massimo di 100 clienti e poi musica da piano bar, che certo invoglia meno a ballare. Anche se capisco che non tutti i locali possono farlo, sia per capienza che per scelta nel modo di fare intrattenimento».
Ceccarelli fa presente che altri proprietari, seppur a malincuore, hanno dovuto fare scelte drastiche: «Capisco molto bene che per qualcuno è stata quasi una scelta obbligata rinunciare alla stagione: penso al Tartana (che insieme all’amministrazione comunale aveva previsto anche test rapidi per il Covid-19, ma non è bastato per scongiurane la continuazione della chiusura, ndr) o al Discovillage a Follonica, che ha le stesse problematiche. Purtroppo la situazione è questa, ed è inutile prendersela con chi cerca e rimane nei limiti delle leggi. Ribadisco, le parole di Degortes per me possono tornare direttamente al mittente. Ognuno rimane responsabile di quello che fa». E senza l’unione delle forze in campo per trovare soluzioni, anche per questa stagione ballare sarà praticamente impossibile, se non mettendo a rischio le licenze o rimanere chiusi a lungo.
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