La protesta
Diaccialone «La strada vicinale non esiste più»
MANCIANO. Il caso della viabilità tra Pescia Fiorentina e Manciano, tra i comuni di Capalbio e Manciano, torna di nuovo sotto i riflettori. Stavolta è la Diaccialone società agricola di Diana Theodoli Pallini e di Guido Pallini a intervenire, dopo la notizia, pubblicata dal Tirreno il 29 luglio, dell’esito del procedimento al giudice di pace per una multa, fatta dalla Municipale di Capalbio alla Diaccialone. Il giudice ha respinto il ricorso della società contro il Comune e ha confermato la multa alla Diaccialone per aver installato un cartello con scritto “Azienda Diaccialone” a fianco di uno dei suoi due cancelli, posti sulla vecchia strada Pescia Fiorentina-Manciano.
I cancelli chiudono un tratto di circa due chilometri. La Diaccialone tiene a precisare che, complessivamente, «il tratto di strada vicinale che un tempo collegava Pescia Fiorentina a Manciano aveva una lunghezza di circa 13 chilometri», non di due.
La Diaccialone precisa anche che «il tracciato della strada vicinale in ogni caso non è più esistente».
Come noto alcuni proprietari e aziende locali si sono rivolti al Tar per chiedere che quei cancelli siano rimossi e che l’antica strada – più corta rispetto al tracciato asfaltato – venga restituita all’uso pubblico.
Per la Diaccialone, però, «non si tratta di riaprire una strada ma di rifarla totalmente a spese della collettività. Ciò quando Manciano e Pescia Fiorentina sono già collegate da strade asfaltate».
La Diaccialone precisa anche che «il Tar della Toscana – scrive la società – ha tra l’altro osservato che “le censure adottate nel ricorso (dei Pallini) evidenziano al riguardo profili di potenziale criticità della scelta del Comune di Capalbio di attivare il procedimento sanzionatorio secondo l’articolo 35 del decreto del Presidente della Repubblica numero 380 del 2001”». F.F.
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