Nuovi piccoli invasi contro la siccità da surriscaldamento
Il presidente della Cia, Claudio Capecchi, propone una soluzione per l’agricoltura
il dibattito
massimiliano
frascino
Claudio Capecchi, allevatore con azienda agricola a Pomonte (Scansano), è presidente della Cia di Grosseto. La sua organizzazione è preoccupata degli effetti che avrà il surriscaldamento del clima sulle colture in provincia di Grosseto.
Lo spostamento a nord della cosiddetta “linea della palma” che separa le aree a clima africano da quelle a clima temperato – metafora presa da un libro di Leonardo Sciascia – sta portando la Maremma in una fascia meteo-climatica sempre più vicina a quella del sud Italia.
«Il mondo agricolo deve attrezzarsi per il futuro prossimo – spiega al Tirreno Capecchi – Aumenteranno sicuramente i periodi di siccità e i fenomeni meteorologici estremi, e questo ci deve spingere a cambiare approccio su più fronti. Compreso quello della selezione genetica di piante che resistono meglio alla siccità e ai parassiti. Com’è avvenuto ad esempio in Puglia con olivi resistenti alla Xylella. E dovremo anche iniziare a ragionare sulle innovazioni agronomiche per arricchire i terreni, per rendere più produttive alcune colture».
Per la Cia, quel che a breve termine può essere fatto è dare impulso alla realizzazione di piccoli invasi aziendali per creare riserve idriche multifunzionali. Ma soprattutto a servizio dell’agricoltura.
«Nei prossimi anni sia la vite che l’olivo, colture notoriamente non idrofile, avranno bisogno dell’irrigazione assistita a causa di prolungati periodi di siccità e alte temperature. E questa potrebbe essere garantita grazie a piccoli invasi aziendali o consortili realizzati in collina che possono essere gestiti quasi in modo “casalingo”. Quello che c’è da fare velocemente, è semplificare e disboscare gli adempimenti amministrativi che comportano costi molto alti per realizzare investimenti tutto sommato contenuti. E magari prevedere contributi per chi investe».
C’è poi il tema spinoso della cosiddetta irrigazione collettiva, che richiede investimenti di grossa taglia sia per realizzare gli invasi con opere di sbarramento e captazione, sia per costruire condotte di adduzione e distribuzione per irrigare i terreni coltivati.
«Anche su questo fronte bisogna superare l’impasse che da troppo tempo blocca progetti molto attesi. Soprattutto per quanto riguarda le opere a monte, che regimino le acque in caso di precipitazioni copiose e consentano di portare la risorsa idrica alle coltivazioni della pianura, che si caratterizzeranno sempre più come intensive. Il Consorzio di Bonifica 6 Toscana sud – conclude Capecchi – non pensa di poter accedere alle risorse del Pnrr per i tempi troppo lunghi imposti dalle procedure, e quindi non potrà finanziare i bacini sul Lanzo e sul Gretano, che costano 22 e 25 milioni. Bisogna allora mobilitarsi per ottenere velocemente risorse statali e regionali. Perché certe opere, che salvaguardano la falda e contrastano l’ingressione del cuneo salino, per questo territorio hanno la stessa rilevanza del completamento di Tirrenica e Due Mari, o delle reti in fibra ottica». —
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