Lutto
Carlotti al giudice «Per me si trattava di affitti come gli altri»
Il 50enne ha confermato: negli alloggi c’erano prostitute ma nega l’accusa di aver “sfruttato” e gestito la filiera
Elisabetta Giorgi
GROSSETO. Dava in affitto 5 appartamenti a prostitute che lì offrivano prestazioni sessuali, ma nega ogni ipotesi dello sfruttamento della prostituzione.
«Per me si trattava di normali rapporti di affitto come per qualsiasi inquilino», ha detto ieri Valerio Carlotti, l’imprenditore 50enne finito agli arresti domiciliari a Grosseto perché ritenuto responsabile di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Assente il pm Giovanni De Marco, Carlotti è stato sentito per circa un’ora dal giudice Sergio Compagnucci. Ad assisterlo il suo legale Sergio Frediani.
Il 50enne, raggiunto mercoledì mattina da un’ordinanza d’applicazione della misura cautelare dei domiciliari emessa dal gip su richiesta della Procura e dopo indagini dei carabinieri della sezione di polizia giudiziaria, di fronte a Compagnucci ha esposto la sua versione dei fatti e respinto ogni accusa di sfruttamento della prostituzione, pur ammettendo di sapere d’aver affittato alloggi a prostitute.
Per lui si sarebbe trattato di «normali locazioni» alla pari di quelle intavolate con turisti, imprenditori di passaggio o famiglie. Inoltre, sempre secondo la sua versione, non avrebbe mai spinto nessuno/nessuna a prostituirsi né avrebbe organizzato e gestito lui il lavoro delle prostitute, come gli viene contestato, limitandosi solo e unicamente ad “affittare” loro le stanze. Lo stesso canone percepito per gli affitti sarebbe stato una “normale retta”, alla pari di ogni altra locazione.
Valerio Carlotti, per sei mesi posto al centro delle indagini dei carabinieri della sezione di polizia giudiziaria, aveva nelle sue disponibilità 5 appartamenti in città: in piazza de Maria, via Mascagni, via Trieste (due) e via Tevere. Tutti alloggi da lui presi in affitto e poi subaffittati a prostitute.
L’imprenditore «ha capito di aver agito con leggerezza - dice l’avvocato Frediani - e si è fatto prendere la mano da una situazione di cui non ha capito la gravità se non a seguito dell’indagine».
L’uomo è agli arresti domiciliari e il suo legale ha chiesto che la misura cautelare sia revocata. —
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