Sicurezza
«Pillon a Marina? Saremo lì a sostegno della legge Zan»
Sara Landi
GROSSETO. «A Marina arriva il senatore Pillon? Allora noi ci ritroviamo in un’altra piazza (al Cavallino sul lungomare Leopoldo II di Lorena) per un presidio e un piccolo flash mob ma soprattutto per decostruire la retorica e lo storytelling dell’iniziativa promossa dalla Lega e dalla Deceris».
Questo l’appello del collettivo Queer Grosseto, una delle tante anime della Rete delle donne, che chiama la società civile in piazza domenica 1° agosto alle 18,30. Il collettivo Queer Grosseto è nato durante la pandemia dalle ceneri di Arcigay che non esiste più in città. Si tratta di un soggetto non formalizzato né istituzionalizzato che ha scelto di non aderire, almeno per il momento, a statuti associativi locali o nazionali. Il collettivo, caratterizzato dalla presenza di più componenti e orientamenti tra cui anche il transfemminismo, lavora e discute insieme sulle tematiche che riguardano il mondo Lgbt cercando di abbracciare tutte le diverse identità e sensibilità.
«Da qui – spiega Giulia Pieraccini del collettivo – la scelta del termine ombrello “queer” che è più inclusivo e rispettoso di tutte le differenze. Intanto ci siamo costituiti per monitorare la situazione grossetana per quanto riguarda i diritti Lgbt ma lavoriamo per dare vita a uno sportello dedicato di accoglienza e di ascolto».
Rispetto al percorso della legge Zan il collettivo Queer Grosseto aderisce all’appello della Rete delle donne e dell’associazionismo locale, come riportato ieri dal Tirreno, ma rivendica una posizione militante che guarda anche oltre la conclusione positiva dell’iter della legge contro l’omotransfobia e l’abilismo.
«Vogliamo fortemente che il ddl Zan passi nella sua interezza e senza emendamenti o tagli – spiega Pieraccini – ma lo riteniamo solo un punto di partenza perché su questi aspetti il Paese ha bisogno di una profonda riforma culturale. Ci battiamo per l’inclusività, l’educazione alle differenze e per la prevenzione di ogni forma di discriminazione e violenza. Per noi i toni stessi del dibattito pubblico su questo ddl sono lo specchio della violenza che viviamo ogni giorno: persino quando si parla dei nostri corpi le parole sono quelle della retorica patriarcale».
Tra i temi cari al collettivo ma anche più controversi nel dibattito pubblico sulla legge Zan figurano il l’identità di genere e il ruolo della scuola. Ed ecco la posizione del collettivo: «C’è bisogno di agire in prevenzione nelle scuole. Se da un lato le scuole sono luoghi dove molte persone Lgbtqi possono stare lontano da famiglie violente e creare comunità in cui riconoscersi, allo stesso tempo spesso è anche il luogo in cui si riproduce la violenza sistemica. La legge Zan programma azioni positive per l’inclusione e contro le discriminazioni. Non si tratta di inculcare un’ideologia, come ci vogliono far credere alcuni ameni personaggi che siedono in Parlamento, semplicemente perché questa ideologia non esiste. Si tratta invece di incentivare la prevenzione e il contrasto al bullismo, non solo omobitrasfobico ma verso tutte le fragilità. Vogliamo un cambiamento radicale e strutturale della scuola, una revisione dei programmi e dei libri di testo, formazione per le insegnanti, educazione sessuale, affettiva e alle differenze. La scuola deve essere il luogo dove vengono abbattute le barriere di genere, classe, razza e orientamento sessuale. Solo così si potrà contrastare l’omolesbobitransfobia e non limitarsi a punirla».
Quanto all’aspetto dei percorsi di transizione di genere il collettivo Queer Grosseto precisa che «il ddl Zan non se ne occupa perché per questi c’è già la legge 164 del 1982, invece specifica che l’identità di genere rientra tra le condizioni personali che potrebbero essere oggetto di violenza e discriminazione». —
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