Il Tirreno

Grosseto

La strage squadrista Violenze, polemiche e rigore storico

Ilaria Cansella direttrice Isgrec Stefano Campagna vicepresidente Isgrec

Roccastrada 1921: l’Isgrec invita a dare una lettura completa degli eventi 

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l’intervento

Avendo letto il lungo articolo dedicato alla strage uscito su “Il Tirreno” di ieri, sulla strage squadrista del 24 luglio 1921 a Roccastrada, meritevole di aver messo in risalto una vicenda importante nell’anno del suo centenario e che riporta preziose testimonianze dei parenti delle vittime, riteniamo però che alcune precisazioni siano necessarie da parte di chi all’Isgrec si sta occupando di una ricerca storica su quei fatti. Quando si riflette sul passato sarebbe sempre opportuno utilizzare la “cassetta degli attrezzi” dello storico, calando gli avvenimenti e le memorie che di essi si hanno all’interno dei contesti generali che ne permettono un’interpretazione rigorosa.

Non parlare del periodo storico complesso in cui la strage si inserisce, non chiarire le contemporanee dinamiche regionali e provinciali, non accennare al fatto che la “spedizione punitiva” su Roccastrada rappresenta un esempio di quelle incursioni squadriste che nel 1921 insanguinarono tutta la Maremma nel tentativo di “spurgarla” dalle amministrazioni socialiste elette democraticamente, rischia di sminuire quelle stesse testimonianze che si vogliono invece valorizzare in quanto patrimonio di una comunità intera.

Bene utilizzare gli atti processuali per dettagliare le scorribande “in maniera puntuale”, ma non ci si deve dimenticare di ricordare che nel processo molti dubbi emersero circa l’effettiva esistenza dell’imboscata (condizioni ambientali non favorevoli, ferite non compatibili con la dinamica ipotizzata). Si chiosa: “Pare un agguato. Fu un agguato”. A chi di storia si occupa, invece, rimangono i dubbi. L’impegno, a nostro parere, deve essere quello a problematizzare, evitando semplificazioni che finiscono per trasformare la storia degli anni più bui del nostro paese in uno scontro tra tifoserie.

Anche sulla questione della presenza a Roccastrada di una formazione di Arditi del popolo, del resto, serve un po’ di chiarezza. Gli Arditi del popolo, formazioni paramilitari composte da uomini diversi per orientamento politico, nacquero a Roma nel giugno 1921 per contrastare con le armi le violenze dei “neri” e per difendere i quartieri popolari e operai delle città, ma rimasero quasi completamente estranei alla realtà della Maremma. E a Roccastrada? Alcune testimonianze parlano di una riunione la sera prima della strage per organizzare una difesa contro una ormai prevedibile spedizione fascista, della volontà (forse) di creare una formazione; ma nulla di più. E nulla in effetti contrasta le violenze della prima fase dell’aggressione del 24 luglio, prima cioè della rappresaglia.

Riprodurre una narrazione solo cronachistica della strage di Roccastrada significa tornare indietro alle polemiche che nei giorni immediatamente successivi al 24 luglio 1921 si scatenarono sulla stampa dell’epoca: un insieme di ricostruzioni e interpretazioni diverse e contrastanti, spesso intrecciate con accuse reciproche di falsità e ipocrisia. Dopo cento anni è arrivato forse il tempo di storicizzare quei fatti e superare questo schema di lettura che si concentra sulla vittima che dovrebbe “giustificare” l’eccidio squadrista e sui dettagli efferati che accompagnarono la vicenda, ma non sulle cause profonde che ne furono all’origine.

Dalla rassegna stampa del 1921 rimane invece come dato cruciale l’immediato risalto dei fatti di Roccastrada a livello nazionale: ad esempio, “L’Avanti!” dedicò alla strage un lungo articolo sulla prima pagina del 28 luglio e “l’Ordine nuovo” vi tornò ripetutamente con i numerosi articoli del “Buttero maremmano” (quasi sicuramente il comunista grossetano Marino Magnani).

La rilevanza nazionale dell’eccidio di Roccastrada dimostra quindi come esso possa essere pienamente compreso solo tenendo presente le vicende del fascismo delle origini e il processo squadrista di “conquista” delle amministrazioni “rosse” nella provincia di Grosseto dell’estate 1921. Non è solo la comunità di Roccastrada che “non intende dimenticare”, tutti noi dovremmo trarre da quella strage occasione per riflettere sulla genesi del drammatico ventennio fascista. —

Ilaria Cansella

direttrice Isgrec

Stefano Campagna

vicepresidente Isgrec



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