Sicurezza
La comunità di Senzuno si specchia nel libro di Tardani e Polvani
FOLLONICA. Presentato nella pinetina di via Spagna il volume realizzato da Carlo Tardani e Silvano Polvani sulla storia del quartiere di Senzuno. Un incontro al quale hanno preso parte numerosi abitanti della zona che hanno così potuto conoscere dalla voce degli autori lo spirito che ha animato la pubblicazione, partorita nel pieno del lockdown di un anno e mezzo fa, e gli sviluppi successivi che hanno trasformato tante testimonianze raccolte in giro per il quartiere in un volume di 225 pagine con 100 foto, 32 capitoli e 180 soprannomi di personaggi e abitanti dello storico quartiere follonichese.
L’incontro è stato moderato da Rino Magagnini, fondamentale collaboratore di Tardani e Polvani nella ricostruzione di storie, episodi e personaggi del rione, e ha visto la partecipazione dell’assessora alla cultura Barbara Catalani. «Con questa presentazione si celebra l’anima e l’essenza di questo quartiere – le parole di Catalani – Senzuno ha tanti colori e tante storie da raccontare, scavando nel suo passato e incontrando le persone si trovano mille sfumature e questa iniziativa permette di mantenere viva la memoria. C’è una dimensione e un’anima speciale in questo quartiere nel quale trovi ancora la sedia fuori per strada come succedeva tanti anni fa, una condivisione di spazi e strade sentita anche dalle nuove generazioni e che altrove si è forse persa». Magagnini ha presentato il libro definendolo «un merito assoluto di Polvani e Tardani che viene a colmare un vuoto nella cultura cittadina, riappropriandosi di una parte dell’identità locale prima che la memoria scolori, con scritti, foto, aneddoti, poesie e ricordi raccontati in diretta dai senzunesi. Silvano e Carlo l’hanno fatto a modo loro fissando su carta questo rione speciale: Senzuno rappresenta qualcosa di tangibile a “resta’vivi”, un microcosmo di Follonica che si rinnova rimanendo sé stesso».
Tardani ha poi spiegato il suo rapporto con il quartiere e la nascita dell’idea del libro. «È un’opera che scrive di una comunità che oggi è tutta qua intorno; Senzuno è stato il mio maestro di vita assieme ai genitori e alla scuola, qui ho scoperto i valori di amicizia sincera. Con il libro speriamo di tramandare quel ricordo e quelle storie che fino a oggi sono state soprattutto oggetto di narrazione orale ma che con la scomparsa dei luoghi di aggregazione rischiavano di perdersi anch’esse. Il tempo per scrivere ce l’ha dato il Covid, prima con le foto del quartiere e dei negozi durante la pandemia, poi sul gruppo Facebook C’era una volta Senzuno dove abbiamo recuperato 180 soprannomi di senzunesi vecchi e nuovi. Ci sono sembrati due capitoli perfetti di un libro che abbiamo poi completato con la raccolta delle storie e dei racconti che Silvano ha realizzato negli ultimi mesi». Gli incontri di Polvani hanno così fornito le ultime tessere di un libro che ha preso forma giorno dopo giorno.
«C’è una frase che fa bella mostra in copertina – spiega Polvani – e che da sola sintetizza il lavoro che Carlo e io abbiamo cercato di fare: “Puoi togliere un ragazzo da Senzuno ma non potrai mai togliere Senzuno dalla testa di quel ragazzo”. E così ci siamo immersi in quel fantastico mondo della memoria, persi nei ricordi per ricostruire storie e vite. Per quale motivo ho aderito all’invito di chi mi ha coinvolto in questa narrazione? Per la necessità di fermarsi un attimo rispetto ai tempi che viviamo e che ci chiedono, per non essere emarginati, di essere all’avanguardia e competitivi: correre, sempre e comunque. Ho percepito nel suo invito la possibilità di rallentare, riprendere fiato, di sbarazzarmi dall’angoscia di non arrivare, di calarmi nel mio passato con lentezza e con garbo. La narrazione è stata la condivisione della memoria collettiva». — M.N.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
