Gioco
“Buttero maremmano” e le sue cronache Un’angolazione diversa su quei fatti terribili
Pier Vittorio Marzocchi ha recuperato gli articoli di “L’Ordine Nuovo” che offrono una ricostruzione dettagliata degli anni 1921 e 1922
lo studio
Lina Senserini
Una piccola antologia inedita di articoli del periodico “L’Ordine Nuovo”, che raccontano la Maremma tra il 1921 e il 1922.
È quanto ha messo insieme, circa trent’anni, fa Pier Vittorio Marzocchi, settanduenne grossetano, trasferito a Roma dopo la laurea in Sociologia, per lavorare come responsabile dell’ufficio stampa del gruppo del Pci al Comune capitolino. Tra le pagine del periodico fondato da Antonio Gramsci, ce ne sono diverse sulla strage fascista del 24 luglio 1921 a Roccastrada, di cui questa sera si ricorda il centenario.
Articoli a firma di “Buttero maremmano”, questo lo pseudonimo del giornalista, che raccontano con dovizia di particolari la scellerata violenza squadrista contro un paese inerme, che costò la vita a 13 persone. Un punto di vista inedito, che Marzocchi – ricercatore e autore del libro “Passi in vanti” sul movimento operaio e contadino in Maremma – ci teneva a raccontare in questa ricorrenza, accanto alle approfondite ricerche condotte da Isgrec e Anpi.
Come è nata l’idea di questa antologia sulla Maremma vista da “L’Ordine Nuovo”?
«Dalla lettura della storia locale da un punto di vista inedito. Molti anni fa, infatti, sono entrato in possesso di una raccolta di alcuni numeri del periodico, nei quali ho trovato molti articoli dedicati alla Maremma, firmati da “Buttero maremmano”, un pseudonimo dietro il quale non sono riuscito a scoprire chi si celasse. “L’Ordine Nuovo” orbitava più su Torino e sul nord Italia, per cui mi era sembrato insolito trovare articoli sulla Maremma e ho voluto approfondire».
Come si spiega questo interesse?
«Fino al giugno del 1921, quando ci fu la spedizione punitiva delle squadracce a Grosseto, la Maremma era rimasta abbastanza al margine del fenomeno del fascismo, pur essendo ritenuta una zona di “rossi”, tanto che il deputato liberale Gino Sarrocchi l’aveva definita una “terra di briganti”, e quindi da “domare”, secondo i fascisti. “L’Ordine Nuovo” dunque era interessato alla Maremma, ha scritto della formazione del Partito comunista, allora si chiamava Pdci, della nascita della federazione provinciale, il 13 marzo 2021, con 21 sezioni comunali e 973 iscritti. Ci sono poi i risultati delle elezioni politiche dello stesso anno e l’attenzione ai primi segni di violenza che sarebbero sfociati nei fatti di Grosseto, Roccastrada e Orbetello».
Come viene raccontata la strage di Roccastrada?
«Offre una visione dei fatti da un’angolazione diversa rispetto a quella che avevano riportato – lo scrive il giornalista stesso – alcuni quotidiani che avevo parlato di un agguato ai danni dei fascisti. La cronaca di “Buttero maremmano” dettaglia l’arrivo in paese, all’alba, di circa 60 fascisti, con i camion. Poi le violenze, la distruzione, l’uccisione a sangue freddo di anziani, contadini inermi, una coppia di sposi, un calzolaio sgozzato sulla strada. Mi ha incuriosito come ci fosse una racconto così dettagliato e di largo respiro di questi fatti, su un giornale apparentemente lontano. Insomma c’è materiale in abbondanza, non solo sul 24 luglio».
Ci sono altri articoli sull’epilogo della strage?
«I primi due sono dei giorni in cui si verificò l’evento, poi ci sono altri datati agosto 1921, quando il giornalista analizza e commenta la strage impunita, per la quale fu incriminato solo Dino Castellani, segretario del Fascio di Grosseto. Definisce i componenti delle squadracce sbandati, violenti, con precedenti criminali, reduci di guerra, per lo più animati da un odio feroce e spinti alla violenza più sanguinaria, utilizzati per decapitare quello che veniva chiamato il movimento popolare sovversivo. Il quinto, invece, è un articolo dell’agosto 1922, che parla del processo a Firenze».
Elementi che l’hanno sorpresa o che non conosceva?
«Buttero Maremmano racconta tante cose, ma certo una delle notizie più curiose e, aggiungo, inquietanti è quella del manifesto fascista affisso a Follonica: vietava di esporre fiori rossi e alle donne di vestirsi dello stesso colore». —© RIPRODUZIONE RISERVATA
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