Il dolore
Anche il Wwf contro il bambù Ma Lajo ripete: «Non ci sono rischi»
grosseto. Il bambù gigante suscita ancora preoccupazione fra gli addetti ai lavori. Continua infatti il bombardamento di richieste alla Regione Toscana d’intervenire per arginare in qualche modo l’iniziativa imprenditoriale della Forever Bambù, che a Castiglione della Pescaia ha già completato l’impianto dei primi 40 ettari di un bambuseto, che entro l’anno prossimo sono destinati a diventare una piantagione di 110.
Dopo l’intervento critico della Società botanica italiana, che a sua volta aveva chiesto alla Regione d’intervenire, ora è la volta del Wwf della Toscana, che a firma di Roberto Marini e Guido Scoccianti ribadisce più o meno le stesse considerazioni sulla pericolosità di una piantagione ritenuta infestante, collocata a poca distanza dalla Diaccia Botrona, e quindi, essendo il bambù gigante pianta alloctona, potenzialmente dannosa per la biodiversità.
Tutto ciò considerato, scrive il Wwf, «chiediamo se la Regione Toscana era al corrente del progetto e se si è già attivata per vagliarne i possibili impatti ambientali e impostare una necessaria analisi dei rischi in funzione del principio di precauzione, per non ritrovarsi in un immediato futuro, come già successo con altre specie aliene, a subire danni economici e ambientali a scapito del bene pubblico, per il guadagno di pochi privati». L’associazione del Panda chiede inoltre «che sia effettuata un’accurata valutazione di incidenza concernente il possibile impatto sul vicino sito Natura 2000 della Diaccia Botrona, i cui risultati siano resi pubblici».
Infine, chiosa l’associazione, «chiediamo a codesta Amministrazione come possa essere compatibile un progetto di questo tipo con quella che è la vigente Strategia regionale per la Biodiversità (contenuta nel Paer), che individua nella diffusione di specie aliene (vegetali e animali) uno dei più gravi elementi di pressione negativa sull’ecosistema, sostanzialmente trasversale su tutti i target ambientali che la Strategia affronta, e che indica le attività di contrasto alle specie aliene fra le azioni prioritarie su multipli target ed in particolare anche in target che includono territori come quello in questione».
Netta la risposta di Mauro Lajo, agronomo responsabile del progetto della Forever Bambù, contattato dal Tirreno. «Credevamo di aver già chiarito tutto con la videoconferenza avuto con la Società botanica italiana, ma evidentemente non è così. Il nostro non è un bambuseto naturaliforme come quelli citati negli studi, e non c’è nulla di cui avere paura. La nostra è una coltivazione gestita con un preciso piano agronomico, che fra le tante prevede il diradamento di un terzo della piantagione ogni anno, a partire da quando il bambuseto sarà in produzione. Abbiamo chiesto di venirci a trovare e verificare sul campo quel che stiamo facendo, perché non abbiamo nulla da nascondere e siamo disponibili a effettuare studi congiunti e scambiare informazioni». Infine, i rischi per la Diaccia Botrona: «La riserva – spiega Lajo – è al sicuro. Il nostro bambù è curato e gestito ogni giorno. Le nostre piantagioni rappresentano lo 0,4 per cento del territorio di Castiglione quindi sono biodiversità e danno lavoro a squadre di coltivatori locali. Il bambuseto una volta cresciuto sarà un’importante attrazione turistica come altri nel mondo». — M.F.
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