Il Tirreno

Grosseto

la polemica 

La Società Botanica contro il bambù «Può essere nocivo»

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grosseto. In una lettera inviata al presidente della Regione Toscana e ripresa da alcuni quotidiani, la Società Botanica Italiana – l’associazione che riunisce docenti universitari e specialisti di scienze botaniche – ha espresso preoccupazione per la notizia che nella Maremma Grossetana, a Castiglione della Pescaia, sono iniziati i lavori per convertire un chilometro quadrato di terreni agricoli in una piantagione industriale di bambù gigante. Si tratterebbe per le sue dimensioni di un’operazione mai tentata prima in Italia, presentata alla stampa come un esempio di economia “verde”. «Sulla base delle esperienze internazionali, riteniamo l’iniziativa potenzialmente molto pericolosa per la biodiversità», ha scritto l’associazione dei botanici italiani. Infatti, il bambù gigante è una specie di origine cinese, che si espande mediante fusti striscianti sotterranei (rizomi). La sua coltivazione rappresenta un cambio di uso del suolo praticamente irreversibile.

La giunta regionale della Lombardia ha inserito il bambù nella “lista nera” delle specie oggetto di monitoraggio. La piantagione è vicinissima alla Riserva Naturale della Diaccia Botrona, un’area palustre di eccezionale valore. «Il bambù si diffonde soprattutto lungo fossi e corsi d’acqua», dice Federico Selvi, professore ordinario di Botanica Ambientale all’Università di Firenze ed esperto della flora della Maremma, «quindi il sito è particolarmente mal scelto: l’eventuale invasione del bambù potrebbe raggiungere la zona protetta e gli altri ecosistemi circostanti. Sarebbe inoltre essenziale uno studio preliminare della flora e fauna preesistenti nei terreni da convertire». «Le nostre preoccupazioni hanno carattere esclusivamente scientifico. Abbiamo chiesto alla Regione Toscana di effettuare approfondite valutazioni di compatibilità ambientale, con particolare riferimento all’area protetta adiacente, e di richiedere all’azienda un documento di valutazione dei rischi», precisa Alessandro Chiarucci, professore ordinario di Botanica Ambientale all’Università di Bologna e presidente della Società botanica italiana. «Le piantagioni di bambù sono presentate come un esempio di green economy, a causa della asserita capacità di assorbire CO2. A parte il fatto che è molto difficile valutare questo aspetto (anche a causa del breve ciclo di vita dei prodotti in bambù), va ricordato che la lotta al cambiamento climatico deve servire proprio a garantire la stabilità degli ecosistemi, che sono però in grado di funzionare solo se integri nella loro biodiversità naturale», concludono gli esperti. —

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