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Coltura superintensiva di olivi «Preoccupati per l’ambiente»

Massimiliano Frascino
Coltura superintensiva di olivi «Preoccupati per l’ambiente»

Con la risagomatura dei terreni si alzano nuvole di polvere dense come nebbia Gli abitanti di una quindicina di poderi hanno incontrato i rappresentanti di ArteOlio 

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Massimiliano Frascino

grosseto. Nuvole di polvere densa che sembrano vere e proprie tempeste di sabbia. Non nel Sahara ma tra Braccagni e il fiume Bruna, nelle campagne a nord di Grosseto.

È uno degli effetti dei lavori di risagomatura dei campi dove si stanno piantando filari di piccoli olivi caratteristici delle colture superintensive. A stravolgere la quiete agreste, i giganteschi trattori e macchinari per il movimento terra dell’impresa contoterzista Alessandro Milaneschi di Scansano, che stanno eseguendo le lavorazioni per conto della ArteOlio Srl. Società con sede a Grosseto, costituita nel 2019 da Augusto Lippi (presidente) e Riccardo Schiatti (amministratore delegato) con l’obiettivo di diventare leader nazionale nella produzione di olio extravergine di oliva 100 per cento Italiano, prodotto in Toscana. Un ambizioso piano di investimenti per mettere a reddito 500 ettari di olivi, per il quale sono già state accantonati più di venti milioni di euro. «È una cosa impressionante – spiega uno dei residenti in uno dei poderi della zona – la scorsa settimana ho dovuto chiedergli di fermarsi per un po’ perché a 150-200 metri di distanza da dove stavano lavorando, non si vedeva nulla e soprattutto non si riusciva a respirare. Tanto densa era la nuvola di polvere».

Tuttavia, il problema, per quanto abbia un impatto, non è tanto la polvere sollevata da bulldozer e ruspe nel movimentare la terra, ma sta nelle preoccupazioni suscitate dalle modifiche che i mezzi stanno apportando all’assetto dei terreni. Oramai da mesi, infatti, nell’area tra il Madonnino e il Bruna, i mezzi stanno modificando il piano di campagna dandogli pendenza per evitare ristagni d’acqua, disfunzionali alla coltura superintensiva dell’olivo. Spesso, poi, vengono coperte le “scoline” e come spiega un agricoltore «a me hanno spostato sul confine della proprietà un fosso di scolo dell’acqua che arriva da monte». In tre o quattro casi, infine, c’è stata anche l’interruzione temporanea della fornitura dell’acqua a seguito della rottura della rete di distribuzione dell’acquedotto del Fiora, perché per realizzare gli impianti d’irrigazione si scava finora un metro di profondità. C’è poi qualche apprensione anche per i livelli di emungimento dalla falda e per i trattamenti fitosanitari associati al tipo di coltura olivicola superintensiva.

I poderi interessati sono almeno una quindicina, e la scorsa settimana a seguito di una lettera alla società, c’è stato un incontro fra gli interessati e i rappresentanti della ArteOlio. «Alla società – spiega Catuscia Scoccati, consigliera comunale residente in zona Prati – abbiamo spiegato che siamo preoccupati per le modifiche al piano di campagna, considerato che l’area oggetto dei lavori riceve le acque meteoriche che arrivano dalle colline circostanti. E spesso si sono verificati allagamenti, anche drammatici come nel 2004. Nessuno di noi vuole ostacolare un’azienda agricola che sta facendo investimenti così significativi nel nostro, né abbiamo pregiudizi sul tipo di colture. Ma chiediamo che le cose siano fatte in modo da non creare problemi futuri ai residenti in campagna».

L’azienda da parte sua ha rassicurato i presenti, sostenendo di condurre i lavori nel rispetto delle regole, proprio ad evitare ristagni d’acqua. Anche i trattamenti per prevenire la Margaronia (parassita dell’olivo, ndr), saranno minimali secondo i dettami dell’agricoltura di precisione. Oltre al fatto che i diserbi verranno fatti con “spazzole fatte a campana” e che le trinciature serviranno alla pacciamatura naturale per protegge le piante. —

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