Sicurezza
Saranno smantellati i vecchi bagni pubblici
Progetto da 50mila euro, pavimentazione da ripristinare Londini: «Servono soluzioni per il centro storico»
grosseto. La giunta ha deciso: i bagni pubblici in città e nelle frazioni verranno rimossi. Il progetto costerà circa 50mila euro e prevede lo smantellamento dei servizi igienici e il ripristino della pavimentazione esistente in via Porciatti, in via Ximenes, nel parco giochi di via Ximenes, in via Senese (ospedale), in piazza Marconi, in viale della Repubblica, in piazza De Maria, in via Maroncelli e in via del Tombolo a Marina di Grosseto, in piazza del Combattente ad Alberese, in via del Tirreno a Principina a mare e in strada del Muraglione a Montepescali. Ne avevamo parlato con un servizio pubblicato su queste pagine pochi giorni fa.
«Si tratta di bagni ormai vetusti e rovinati – spiegano il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna e l’assessore ai lavori pubblici, Riccardo Megale – che non possono più garantire i necessari requisiti di pulizia e igiene. Il progetto prevede la loro rimozione completa, con la chiusura degli allacci e, se necessario, l’installazione di nuovi pozzetti. Avvieremo poi un’analisi tecnica per valutare prospettive future».
E sulla vicenda è intervenuto anche Lamberto Londini, presidente onorario di Confedilizia Grosseto, con osservazioni e suggerimenti. «Da una rapida carrellata sulle esperienze vissute anche in altri Paesi Europei con questo tipo di soluzioni, ne viene in gran parte confermata l’inadeguatezza alle reali esigenze degli utenti. In generale ci siamo resi conto che senza interventi diretti od indiretti degli enti pubblici il problema non può essere in toto delegato all’iniziativa privata. In Germania, dove le strutture private sono in larga parte già adeguate alle giuste esigenze degli utenti, il sistema “Nette Toilette”, ad esempio, è impostato sulla collaborazione tra pubblico e privato. Le città corrispondono agli esercizi privati un più che modesto canone mensile (da 30 a 100 euro) per tenere aperti al pubblico i loro servizi igienici: gli esercizi che aderiscono all’iniziativa appongono un adesivo in vetrina per informare il pubblico sul libero accesso ai loro servizi igienici senza alcun obbligo di acquisto dei loro prodotti o servizi». Poiché a giudizio di Londini «la soluzione tedesca non appare la più idonea» in Italia, ecco un suggerimento: «Nel più ampio contesto di ogni progetto di recupero del nostro centro storico, biglietto da visita dell’intera città, la creazione di alcuni (almeno 3 o 4) servizi igienici all’interno della cinta muraria, deve trovare adeguata collocazione». Potrebbero essere utilizzati quei fondi «sia pubblici che privati, che non saranno mai riaperti e che, opportunamente ristrutturati da parte del Comune, potrebbero essere dati in gestione a strutture cooperative fissandone precise regole di funzionamento. Gli oneri di tali servizi, per i quali stabilire ragionevoli corrispettivi (ad esempio un euro), dovrebbero in massima parte rimanere a carico del Comune». —
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