Stop al “fai da te” dei pozzi con l’irrigazione collettiva
Il Consorzio bonifica 6 ha in programma investimenti per 42 milioni di euro Invasi, opere di sbarramento e reti di distribuzione dell’acqua per usi irrigui
Massimiliano Frascino
grosseto. «Se le guerre del XX secolo sono state combattute per il petrolio, quelle del XXI secolo avranno come oggetto del contendere l’acqua». È il celebre monito pronunciato nel 1995 da Ismail Serageldin, ex vicepresidente della Banca Mondiale. Consapevoli che in provincia di Grosseto la gestione dell’acqua è più che mai strategica per il futuro, al Consorzio di bonifica 6 Toscana sud hanno messo in campo un ambizioso piano d’investimenti per 42 milioni di euro, con interventi che complessivamente riguardano 8.863 ettari di territorio. Dalla realizzazione di piccoli invasi a opere di sbarramento su fiumi e torrenti per creare bacini di accumulo, fino alle reti di distribuzione dell’acqua per usi irrigui. Opere complementari al lavoro periodico di gestione del reticolo idraulico per prevenire fenomeni di dissesto idrogeologico.
«Uno degli obiettivi cruciali da raggiungere – spiega Fabio Zappalorti, direttore del Consorzio – è quello di affermare il metodo dell’irrigazione collettiva in sostituzione del “fai da te” basato sull’emungimento dei pozzi a servizio delle coltivazioni. È una strada che richiede investimenti cospicui e un cambio radicale di mentalità, ma è l’unico modo per gestire in modo efficace la risorsa idrica, che è un bene scarso, e di prevenire fenomeni come l’abbassamento delle falde idriche e l’ingressione del cuneo salino». Il problema oggettivo è che su questo fronte si scontano ritardi pluridecennali, tanto che oggi, pur essendo il Consorzio di bonifica 6 quello più avanti in Toscana, coi suoi bacini di accumulo collegati a reti di distribuzione dell’acqua, l’irrigazione collettiva è una nicchia che nelle media ufficiale regionale riguarda appena il 9% dei consumi idrici irrigui per le coltivazioni. Bacini e invasi di cui si parla oramai da anni, peraltro, sono presidi necessari anche a costituire riserve di acqua potabile per i periodi di siccità, e punti di rifornimento per l’antincendio. Oppure, quando sono realizzati con opere di sbarramento su fiumi e torrenti, costituiscono anche un modo per regimare le piene prevenendo esondazioni e dissesto idrogeologico.
«Rispetto a questo tema – sottolinea l’ingegner Roberto Tasselli – è importante capire quanto sia strategica l’accurata programmazione degli interventi. Per avere un’opera completata, infatti, possono volerci diversi anni perché nel procedimento, a seconda del tipo di opere, intervengono molti soggetti diversi. Semplificando, una volta redatti i progetti esecutivi, che devono prima essere finanziati, va poi trovata la copertura finanziaria delle opere, quindi va chiesta l’autorizzazione, che spesso comporta una Valutazione d’impatto ambientale, e una volta ottenuta si può procedere alla gara d’appalto per individuare l’impresa che realizzerà i lavori».
Un’occasione per ovviare al cronico sotto finanziamento di questo tipo d’interventi, potrebbe essere il Piano nazionale di resilienza e rilancio (Pnrr). Ma non sarà scontato. «Noi come Consorzio di bonifica 6 – spiega il presidente Fabio Bellacchi – abbiamo molte progettazioni definite e finanziate. Ma ad accedere alle risorse del Pnrr per le opere ancora da finanziare, avremmo senz’altro difficoltà. Perché le regole europee prevedono l’avvio dei lavori entro un anno da quando i soldi vengono assegnati, e la loro conclusione entro il 2026. Scadenze difficilmente compatibili con le tempistiche amministrative previste dal nostro attuale ordinamento». Rispetto all’attuazione del Pnrr, peraltro, molto dipende dai due ministeri che di solito finanziano le opere: il Mit (ministero infrastrutture e trasporti) per gli invasi, e il Mipaaf (ministero dell’agricoltura) per l’efficientamento delle reti di distribuzione. Nel primo caso mancano ancora le linee guida. Nel secondo sono già state definite. Ad ogni modo, a oggi il Consorzio di bonifica 6 ha già finanziate opere per 21,5 milioni, con lavori da mettere in gara. O come il “tubone” interrato di quasi due km (6,3 mln) che dalla “presa” della Steccaia per caduta (senza opere di sollevamento, ndr) porterà acqua alla rete di distribuzione irrigua che arriva fino alla Trappola a Principina a mare, inaugurato l’altro giorno. Intervento che riguarda 3.300 ettari coltivabili, cui presto seguiranno l’installazione di contatori, rete di telecontrollo 2.0 e sostituzione delle vecchie tubazioni ammalorate. —© RIPRODUZIONE RISERVATA
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