Gioco
L’eredità del G8 a Genova vent’anni dopo «Noi, nel corteo spezzato dalle cariche»
Simone Ferretti faceva parte dei giovani comunisti di Rifondazione, Enrico Fletzer è giornalista: martedì torneranno là
il ricordo
Martedì prossimo tornerà a Genova insieme a tanti altri che erano al G8 nel 2001, per elaborare a vent’anni di distanza l’eredità culturale lasciata da quell’esperienza drammatica. All’epoca aveva 24 anni e faceva parte dei giovani comunisti di Rifondazione, partecipi del Maremma Social Forum, i cui portavoce erano Roberta Giorgi e “Gipo” Bragagni. Oggi Simone Ferretti lavora come commerciale di una software house e nel tempo libero dal lavoro fa il presidente dell’Arci maremmana, oltre che il responsabile regionale immigrazione per Arci. «Il mio modo di dare seguito a quella stagione di entusiasmi giovanili per il desiderio di cambiare il mondo in meglio», dice con un fremito d’emozione nella voce, ripensando a quei giorni bui. «Per me era la prima grande manifestazione di quel genere – Spiega – Un evento importante al quale non vedevo l’ora di partecipare. Mai mi sarei aspettato di vedere quello che ho visto».
I giovani comunisti maremmani erano a Genova dal 18 luglio, e si erano uniti ai Disobbedienti guidati da Luca Casarini, le celeberrime “tute banche”. «Eravamo accampati in tenda insieme a tanti altri allo stadio Carlini. Il clima era disteso e la notte noi grossetani ci offrimmo di fare il turno di guardia. Sembrava la solita manifestazione che rientrava nel cliché». Il 20 luglio, però, tutto cambiò, repentinamente. «Ero in via Tolemaide nel corteo che sfilava per protestare contro il G8. All’improvviso sono iniziati a piovere lacrimogeni e siamo stati investiti da una violenta carica della polizia, decisamente sopra le righe. Il corteo si è disunito e io ho perso contatto con i miei compagni. Ho avuto paura e ho cominciato a correre indietro cercando di allontanarmi. Disorientato cercavo di capire come mettermi al riparo, finché ho trovato il portone aperto di una sede della Croce Rossa, dove mi sono infilato per nascondermi. Sono rimasto lì finché non si sono calmate le acque, poi sono uscito a cercare gli altri. La sera al campeggio del Carlini abbiamo saputo che a poca distanza da dov’eravamo, avevano ucciso Carlo Giuliani, in piazza Alimonda. Eravamo tutti sbigottiti. Volevamo uscire in strada per protestare, ma capimmo che non era il caso».
Il giorno successivo gli esponenti del Social Forum decidono di manifestare ancora. Nel frattempo, da Grosseto arrivano altri ragazzi del Maremma Social Forum. «Il giorno dopo la morte di Giuliani nessuno si aspettava quel che poi sarebbe successo al dormitorio della Diaz-Pertini e alla caserma di Bolzaneto. Poco dopo la partenza del corteo fummo caricati e il serpentone di persone si divise in due tronconi – ricorda Ferretti – È stata una fortuna non essermi ritrovato nel punto peggiore. Siamo rimasti nel secondo moncone del corteo e ho visto di tutto: gente con le mani alzate presa a manganellate, fumogeni, persone a terra. Una sorta di blackout della Democrazia, dove può succedere qualunque cosa». Arrivato allo stadio di Marassi dov’erano i pullman dei maremmani, Ferretti e gli altri si accorsero che mancavano un paio di compagni. Volevano andare a cercarli alla Diaz, quando squillarono i cellulari. «Ci è andata bene. Ma è stata un’esperienza scioccante. Per mesi ogni volta che sentivo il rumore di un elicottero provavo un forte disagio. Per molti di noi Genova è stata la fine dell’innocenza. Sognavamo un mondo diverso e da allora è cambiato il nostro modo di essere militanti. Martedì tornerò a Genova, dove non sono andato per anni, con uno sguardo diverso. Ma consapevole che avevamo visto giusto. Pandemia, crisi ambientali, sociali ed economiche di questi anni ne sono la dimostrazione».
Enrico Fletzer, che oggi vive a Montiano, nel 2001 era direttore della bolognese Radio K centrale, associata al “Global audio project”, consorzio radiofonico indipendente costituito per raccontare in diretta lo svolgimento del G8 e la protesta del Social Forum. «La nostra base – spiega – era il media-centre presso la scuola Diaz-Pascoli, di fronte al dormitorio della scuola Diaz-Pertini. Giovedì e venerdì ero sulle strade a fare radiocronaca col cellulare per raccontare quel che succedeva in giro per la città. Aspettavo mi comunicassero la concessione del pass per la conferenza stampa del G8 del giorno dopo, che mi avevano sospeso. Il giorno della morte di Giuliani, di cui ho saputo più tardi, ero nella testa del corteo delle “tute bianche”. C’erano 20mila persone, e la polizia ha caricato all’improvviso, con violenza. Volava di tutto e c’era un clima da “ndo cojo cojo”, sembrava volessero fare a fette chiunque passasse. Indossavo il giacchetto giallo dell’ordine dei giornalisti della Liguria e non mi hanno aggredito. Ricordo che non ero emotivamente coinvolto, ero lucido e non avevo paura; ho preso un casco da moto per proteggermi. Aspettando la chiamata per il pass, in un frangente, in piazza Alimonda ho visto gipponi e blindo che si urtavano per gioco».
Tornato al centro stampa Fletzer assiste da pochi metri di distanza al blitz nell’adiacente dormitorio nella scuola Diaz-Pertini. «È stato impressionante vedere la loro aggressività – spiega – Poi subito dopo sono entrati da noi alla Diaz-Pascoli, dove avevamo un piano diviso tra stampa e radio. Mi hanno tirato un banco in testa e mi è caduto il telefono che si è danneggiato ma non rotto. Impaurito, ho preso coraggio e sono andato nella stanza dello studio radio, insieme ad altri colleghi. Dove sono entrati e ci hanno messo con le mani al muro. Ma non ci hanno pestato. Più tardi alla Pertini, dove c’era sangue dappertutto, mi hanno dato del Paracetamolo. Poi sono arrivati l’ambasciatore Usa, quello tedesco e Vittorio Agnoletto». Il giorno dopo il giornalista parla con un fotografo greco che gli racconta della conferenza stampa nel corso della quale «hanno negato tutto quel che era successo. Come nemmeno sotto al regime dei Colonnelli, mi ha detto». Il G8 di Genova – conclude Fletzer – «è stato il banco di prova per il nuovo giornalismo mediale e per una nuova forma di attivismo. Io a oggi sono ancora in attesa del risarcimento danni, ma la prossima settimana sarò a Genova per ricordare e confrontarmi». —
Massimiliano Frascino
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