La manifestazione
Picchia e violenta la ex davanti al figlio Condannato a sei anni
La donna lo aveva fatto tornare a casa per amore del bimbo La minacciava: «La tua parte di abitazione è il cimitero»
Francesca Gori
COSTA D’ARGENTO. Ha scelto di essere processato con il rito abbreviato ed è stato condannato dal giudice Marco Mezzaluna lo ha condannato a sei anni di carcere oltre al pagamento delle spese processuali e di quelle di custodia cautelare, oltre ad averlo interdetto da qualsiasi ufficio attinente alla tutela, curatela e amministrazione di sostegno, alla perdita del diritto agli alimenti e l’esclusione dalla successione della moglie oltre all’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Condanna alla quale si aggiunge anche la liquidazione del risarcimento, che sarà stabilito dal giudice civile. La colpa dell’uomo, difeso dagli avvocati Alessandro Risaliti e Silvia Falconi è stata quella di aver fatto vivere un inferno alla moglie, che, nonostante lo avesse allontanato da casa dopo una precedente condanna per maltrattamenti, aveva deciso di farlo tornare per esaudire le preghiere del figlio minore, che voleva suo padre a casa.
Gli anni di matrimonio della coppia che abita in un paese della Costa d’Argento sono stati anni d’inferno. Sono stati anni di soprusi, di maltrattamenti, di minacce e di botte. Negli ultimi mesi di convivenza l’orrore è entrato anche nella camera da letto della donna, dove il suo ex marito l’avrebbe violentata almeno 20 volte. L’ultima, sotto gli occhi del figlio, un bambino. «Perché la mamma sta piangendo? », ha chiesto il ragazzino, una volta aperta la porta di camera. L’uomo era balzato in piedi: «Ha solo fatto un brutto sogno», gli aveva risposto.
Dopo quell’episodio, la donna lo ha denunciato di nuovo e l’uomo era stato arrestato dai carabinieri.
Per anni la donna aveva subito i continui maltrattamenti da parte dell’uomo, tanto che aveva deciso di separarsi. «Non me ne frega niente di te», «La tua parte di casa è il cimitero», «Ti ammazzo»: erano queste alcune delle frasi che la donna si è sentita ripetere piàù e più volte. Minacce, gravi, che spesso venivano accompagnate dalle botte e dalle violenze sessuali, ogni volta che lui lo decideva.
L’uomo, cinquantenne, tornava spesso a casa ubriaco e sfogava tutta la sua rabbia su lei. Per 15 anni la donna ha subito ogni giorno i suoi accessi d’ira, anche davanti ai loro familiari: una volta era rimasta coinvolta in una lite anche la sorella della donna, che era andata a trovarla. I carabinieri che hanno raccolto la denuncia della donna sono intervenuti più volte in quella casa. Una sera, mentre erano tutti e tre in casa, l’uomo era entrato nella cameretta del figlio appena adolescente. La donna aveva sentito il loro bambino chiedere al padre perché si fosse comportato in maniera così aggressiva con lui: il cinquantenne gli aveva infatti strappato i cavi della playstation dal muro, per non farlo giocare. Liti continue, scoppiate per ogni minima cosa. «Mi accusava sempre di non saper cucinare per nostro figlio – ha raccontato la donna ai carabinieri – e che lui voleva rimanere a casa per accudirlo».
Un altro motivo delle continue aggressioni era la suddivisione della casa. La sera in cui l’uomo ha strappato via il videogioco, la donna ha preso suo figlio ed è uscita da casa.
Il bambino piangeva ed era terrorizzato. Hanno passeggiato insieme per ore prima di tornare a casa. Poi, qualche giorno dopo, la donna stava cercando di uscire da casa con il cane, per lasciarsi alle spalle la furia cieca che si era di nuovo scatenata: l’uomo l’aveva raggiunte e l’aveva colpita con un calcio in faccia, mandandola all’ospedale. —
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