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Scansano piange Nedo Serboli, stimato ragioniere

Scansano piange Nedo Serboli, stimato ragioniere

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SCANSANO. Si è spento lo scorso 7 luglio Nedo Serboli, classe 1933, che dalla “sua” Scansano (anche se era originario di Grosseto) da qualche anno si era spostato a Pisa per problemi di salute.

Ragioniere attento, scrupoloso, portatore di visione e di sviluppo nelle attività per cui ha prestato servizio, Nedo Serboli ha lavorato per anni, fino al 1983, alla Cooperativa di Pomonte, dove fu anche presidente del collegio sindacale dal 1985 al 1991.

«È stato un direttore che faceva sentire la sua presenza – lo ricorda Franco Fontani, già direttore della cooperativa –. Per noi dipendenti è sempre stato “un faro” a cui poter far riferimento e una garanzia a tutela del nostro lavoro. Ho sempre apprezzato la sua competenza e professionalità e da lui ho preso spunto, quando mi sono ritrovato sulle spalle la stessa azienda, per portare avanti e consolidare diverse impostazioni che lui aveva dato».

Serboli ha poi collaborato con la Cantina cooperativa Vignaioli del Morellino di Scansano come ragioniere e consulente amministrativo, fino al 1996.

La presidenza, il consiglio di amministrazione, i dipendenti e soci della Cantina esprimono la propria vicinanza alla famiglia di Serboli.

«Serboli ha contribuito alla crescita della Cantina sin dagli inizi – dicono – con analisi puntuali e dettagliate ha permesso agli amministratori di programmare gli investimenti finalizzati alla crescita, ad una costante innovazione e a una produzione di qualità. In particolare vogliamo ricordare, agli inizi degli anni 90, lo studio, finalizzato al risparmio e al miglioramento della qualità del prodotto, relativo alla realizzazione della linea di imbottigliamento in sede».

Le sue grandi passioni, nel tempo libero, erano il mare e il tennis. Per quest’ultimo, come presidente del Tennis Club, ha contribuito in maniera determinante alla realizzazione del campo e all’organizzazione delle tante attività che il club tennistico scansanese ha realizzato negli anni.

«Sono tante le cose che ho apprezzato di Nedo – prosegue il ricordo di Fontani – anche fuori dall’ambito lavorativo, e tra le più importanti vi è il profondo rispetto che c’è stato tra di noi avvalorato ancora di più dal fatto che io ero un ragazzino poco più che ventenne. Non di meno ho apprezzato gli insegnamenti che Nedo mi ha dato sotto il profilo etico: considerava la famiglia come un “tempio sacro” che veniva prima di ogni altra cosa». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA



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