Gioco
Roselle, Cosa e Vetulonia Cambio alla direzione «Obiettivo: siti inclusivi»
Valorizzazione, fruizione, ricerca: Susanna Sarti raccoglie il testimone da Turchetti Manutenzioni e personale in calo sono tra i problemi, ma i progetti non mancano
Francesca Ferri
roselle. La Maremma etrusca ha un nuovo motore propulsore. Alla direzione delle Aree archeologiche nazionali di Cosa (Orbetello), Roselle (Grosseto) e Vetulonia (Castiglione della Pescaia) dal 1° marzo è salita Susanna Sarti, già funzionaria archeologa della Soprintendenza con vasta esperienza nel settore, anche all’estero, e direttrice anche dell’Area archeologica di Comeana (Prato).
Sarti raccoglie il testimone da un’altra direttrice, Maria Angela Turchetti, che, dopo aver impresso una svolta ai siti archeologici maremmani, sia sul piano scientifico che su quello della valorizzazione e fruizione, è andata ora a dirigere il Museo archeologico nazionale dell’Umbria.
Tra Roselle, Cosa e Vetulonia se tanto è stato fatto, moltissimo ancora è da fare, dalla manutenzione ordinaria ai restauri, dalla fruizione alla comunicazione, per dare alle tre aree archeologiche la visibilità che meritano. Basti pensare che fino a pochi anni fa quelli di Roselle erano indicati sbrigativamente come “scavi”, mentre Roselle è – forse l’unico – sito etrusco dove si rintraccia il tessuto urbano della città (altrove sono praticamente solo necropoli) e Cosa e Vetulonia non hanno nulla da invidiare a siti più conosciuti.
Ancora oggi, tuttavia, le tre aree archeologiche soffrono la carenza di personale, cosa che impedisce di poter allargare gli orari di apertura, o, ad esempio, organizzare visite guidate con personale proprio.
C’è poi un tesoro ancora sommerso, nel sottosuolo maremmano, che va indagato, scavato, portato alla luce, studiato.
Una sfida su più fronti che Sarti raccoglie volentieri e che intende avviare a partire dalla fruizione.
«L’Area archeologica nazionale di Roselle è un grande parco, e come tale andrebbe vissuto e visitato», spiega Sarti al Tirreno. E che ci sia voglia di vivere questo posto meraviglioso, affacciato sulla pianura maremmana con vista mozzafiato fino al mare, circondato da scenografiche mura ciclopiche – recentemente illuminate – e immerso nel verde, lo dimostrano le sempre più frequenti richieste di allestimento di spettacoli. Proprio in questi giorni le antiche rovine sono la quinta per l’ArcheoFilm festival, l’unico festival di cinema sull’archeologia che si tiene in un’area archeologica (articolo sotto).
«Vorrei che questo luogo diventasse sempre più inclusivo – dice ancora Sarti – e in questo è fondamentale la collaborazione con il Museo Archeologico e d’arte della Maremma di Grosseto», diretto da Chiara Valdambrini. Ma non solo.
In primo luogo c’è la manutenzione, che, in un’area che si estende sull’intero cucuzzolo di una collina, non è cosa da poco. «Il problema più delicato è proprio l’aspetto economico per la manutenzione – dice Sarti – Si pensi anche solo al taglio dell’erba in un’area così ampia e così delicata. Stiamo cercando di attivarci per una manutenzione programmata».
Non meno problematica è la situazione del personale.
Roselle può contare su sette addetti, ma a fine agosto uno andrà in pensione. Cosa ne ha cinque, insufficienti per l’area enorme che è – e che conta anche il museo – mentre a Vetulonia ci sono appena due custodi, per altro in un sito “sparpagliato” in più zone. Questo obbliga a due giorni di chiusura, lunedì e giovedì, e ad aperture a turno: l’area di Costa Murata al mattino, la tomba della Pietrera nel pomeriggio. La tomba del Diavolino invece al momento è chiusa al pubblico perché, avendo solo un’imboccatura stretta per l’accesso e l’uscita, non risponde ai criteri anti-Covid.
«Il personale è molto qualificato – dice Sarti –, i custodi a volte accompagnano i visitatori. Ma è un personale in calo; servirebbero più addetti». Ad ogni modo, per i sorveglianti ci sarà presto una novità: «Stiamo cercando chi ci aiuta a dotarli di divise», dice Sarti.
Per quanto riguarda, invece, la manutenzione straordinaria, «sono in corso lavori a Vetulonia, in particolare, a Costa Murata e alle tombe, e in previsione lavori a Roselle – spiega la direttrice – ma soprattutto a Cosa, dove porteremo avanti l’impegno per progettare un’efficace sistemazione dell’area e del museo».
Per il futuro c’è l’impegno di dotare le aree di percorsi per la fruizione anche da parte di persone con disabilità motorie, progetto di non facile realizzazione vista la conformazione dei siti, ma che non spaventa Sarti. A Fiesole, che Sarti ha diretto prima di venire in Maremma, una parte degli scavi, infatti, è accessibile. «È una grossa sfida – dice la direttrice – ma potrebbe essere un progetto pilota».
Ultimo, ma non meno importante, l’aspetto scientifico. Sono in corso scavi a Cosa, dove i concessionari di scavo sono la Florida State University con il professor Andrea de Giorgi e l’Università di Firenze con la professoressa Ilaria Romeo. «Entrambi hanno in previsione di continuare le ricerche una volta terminata l’emergenza Covid», spiega Sarti.
Ma come comunicare le bellezze e l’importanza di questi siti? «I dottorandi e laureandi dell’Università di Firenze – conclude – stanno lavorando con noi attivamente, coordinati dalla dottoressa Claudia Noferi, per promuovere il sito sui social. Questa collaborazione ha già visto degli eventi e la produzione di materiale digitale, come ad esempio i video per le Giornate europee dell’archeologia». —
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