Gioco
Quel filo rosso che univa l’antica Taranto a Vatluna svelato al Museo Falchi
Enrico Giovannelli
VETULONIA. Vedere dal vivo l’ultima mostra “Taras e Vatl. Dèi del mare, fondatori di città” nel museo Isidoro Falchi a Vetulonia è come fare un tuffo nel passato di oltre 2mila anni e scoprire le tante affinità che accomunavano Taranto a Vetulonia.
L’allestimento ideato dalla direttrice Simona Rafanelli e dai suoi collaboratori, è stato curato in ogni minimo particolare: dalla scenografia disegnata dallo street artist follonichese Dario Vella, che rende ancor più intrigante la combinazione con i reperti con scene marine, ai tanti oggetti in mostra a dir poco incredibili nelle fattezze e nella maestria di chi li ha ideati e realizzati, con le somiglianze e le “leggende” che ne fanno parte da apprezzare fin nei dettagli.
Gli Etruschi rimangono ad oggi un popolo ancora da scoprire nella sua interezza, ma di certo la loro cultura e capacità, ogni volta che viene proposta una mostra, riflette di luce propria.
Il filo conduttore della mostra, inaugurata il 20 giugno, questo fine settimana si arricchisce di preziose novità. Domani alle 19 arrivano infatti nuovi reperti prestati dal Nucleo tutela della guardia di finanza di Roma. E, per chi lo volesse, ci sarà una presentazione bis: l’ingresso, gratuito, è su prenotazione obbligatoria, telefonando ai numeri 0564 948058 o 927241 o scrivendo a museo.vetulonia@comune. castiglionedellapescaia.gr.it.
Due le stanze a piano terra dedicate a Taras e Vatl, rappresentati sui delfini, che compaiono in molti oggetti e che fanno da filo conduttore. Sono i due principi, uno di Taranto e l’altro di Vetlunia, accomunati da una storia simile, riconducibili ai manufatti che, seppur a distanza di oltre 700 chilometri, raccontano la grandezza dei popoli e della loro propensione alle arti e alla bellezza. Senza dimenticarsi dei monili in oro: corone e ricchi diademi in foglie laminate, o a cercine con fastose incisioni floreali, raffinate collane a maglie auree ed armille (bracciali) con terminazioni plastiche a testa di leone, anelli con castone adornato dai personaggi del mito a rilievo, elaborati orecchini dalle fogge più varie originali, a tubo con pendenti ad anfora o a cratere, a pavoncella, a testa di nero o di leone modellati nella forma caratteristica tarantina della navicella, impreziosita da grani aurei. Una vetrina da far invidia a una gioielleria dei giorni nostri.
Le nuove opere in arrivo domani andranno a corredo delle creature e dei miti del mare, con uno splendido bassorilievo di età romana in marmo che esibisce un piccolo Eros a cavallo di un ariete marino e con un variopinto piatto “da pesce” e alla figura di Ercole, con una raffinata anforetta a figure nere di produzione ateniese e un cratere magnogreco a figure rosse che esaltano le imprese maggiori compiute dall’eroe. —
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