Sicurezza
Competenza e voglia di fare Tanti giovani con Pizzuti
Liberali, riformisti e socialisti hanno deciso di puntare sull’ex urologo «Sviluppo ed economia al primo posto, ma anche rispetto per l’ambiente»
Maurizio Caldarelli
GROSSETO. La libreria Palomar in piazza Dante ha tenuto ieri a battesimo la candidatura a sindaco di Valerio Pizzuti per liberali, riformisti e socialisti. L’alleanza che comprende Italia Viva, Azione e Psi, ha deciso di farsi rappresentare dall’ex primario dell’Urologia del Misericordia, un settantenne di Alvito, un piccolo paese della Ciociaria, a Grosseto dal 1977.
«È stata una scelta quasi naturale e sentita – dice Pizzuti – Questa è la cosa che mi ha fatto più piacere. Ha pesato il passaggio elettorale regionale (con 1.330 preferenze) e l’esperienza maturata negli anni».
Da chi sarà composta la lista?
«Sarà un mix di competenze e di giovani. Indipendentemente dall’età, ognuno porta la propria esperienza; siamo aperti a suggerimenti motivati da conoscenza scientifica. Ci saranno molti giovani, che sono un investimento, un patrimonio, perché disposti ad ascoltare e imparare».
Qual è l’identikit del vostro elettore?
«È una persona disposta a ragionare, a confrontarsi, ad interpellare la realtà e soprattutto a proporre. L’uomo della strada, intenso come persona che ragiona, che vive la realtà e la analizza, vuole partecipare, ascoltare ma vuole essere ascoltata e non vuole la politica urlata. I programmi che proporrò non possono che fare riferimento al recovery fund, ad un forte collegamento tra sviluppo, quindi tra economia, rispetto per l’ambiente, coinvolgimento dei giovani per produrre benessere e salute, perché senza salute il benessere non c’è, ce l’ha insegnato il Covid. Inutile che noi produciamo ricchezza se non tuteliamo la salute dei cittadini. Grosseto ha bisogno di uscire da schematismi immutati indipendentemente dai governi di destra e di sinistra, dal provincialismo. È mancato il confronto, l’apertura. Per me lo sviluppo edilizio è importante ma non meno della cultura. Il centro è ingessato da regole che hanno portato a creare le periferie, con i danni che ne vengono fuori in termini di trasporti, di consumo di suolo, di aumento di Co2, il centro si sta spopolando: siamo una città di vecchi, con un’età media di 48 anni, e senza giovani non si va da nessuna parte. E per far venire i giovani devi dare loro delle opportunità». —
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