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Grosseto

Le false notizie dai social e un mare di burocrazia I problemi oltre l’emergenza

gian ugo berti ;
Le false notizie dai social e un mare di burocrazia I problemi oltre l’emergenza

Green pass, prenotazioni... Un medico di base racconta le difficoltà e confessa: «Preoccupata da varianti e scarso rispetto delle regole» 

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l’intervista

gian ugo berti

Dopo il Covid, il problema della pandemia è la burocrazia. Assurdo ma vero, basta vedere la giornata tipo di un medico di base: decine di telefonate al giorno, di cui la metà per sapere come andare su Internet a prenotare vaccinazioni e visite, certificazione verde, accessi in ospedale. Ma è la professione del medico di famiglia, una scelta. Lo spiega Enrica Tassi, che opera ad Arcidosso e Santa Fiora.

«Sono preoccupata per il futuro, tra varianti e scarso rispetto di regole. Ma sento d’avere la fiducia della gente e ciò mi spinge a proseguire».

Sul piano professionale e umano, cosa ricorda delle prime fasi della pandemia?

«Nei primi tempi, i pazienti, specie i più anziani erano convinti che il Covid non ci avrebbe riguardato e non sarebbe arrivato».

Come ha gestito l’attività in un territorio più disagiato di altri?

«All’inizio, la gestione della mia attività è stata complicata perché la necessità di evitare le file in ambulatorio si scontrava con la difficoltà a far comprendere che si trattava di un problema serio. I pazienti erano molto restii a chiedere appuntamenti per essere visitati. Da noi, non c’è mai stata l’usanza dell’appuntamento, si va in ambulatorio quando c’è il dottore e se si deve fare la fila non importa».

Il futuro della medicina di base sarà nell’aggregazione funzionale di gruppo fra i vari medici?

«L’aggregazione funzionale tra i vari medici sarà inevitabile. Le esigenze della popolazione sono più complesse e occorre comportamento uniforme. Per ogni problema, sempre la migliore risposta. Bisogna alleggerire la pressione su pronto soccorso ed ospedali, intercettando le richieste e questo si può fare sempre con un medico a disposizione. Occorre, con un’aggregazione, creare ambulatori dove si svolgano turnazioni dei professionisti compresi i colleghi della guardia medica».

Vaccinazioni: che percentuale di ultraottantenni ha raggiunto fra i suoi pazienti?

«Circa il 95 per cento».

Ci sono rinunce o timori?

«Non sono molti quelli che rifiutano la vaccinazione, ma alcuni non vogliono farla, spesso per errate convinzioni scaturite da informazioni erronee trovate sui social senza saper distinguere. Importante è dare informazione corretta, stimolandoli a vaccinarsi perché i pazienti si fidano del loro medico. Basta spenderci tempo per fargli cambiare idea».

Come vede i prossimi mesi?

«Di responsabilità ce n’è poca tra assembramenti del fine settimana o festeggiamenti per partite di calcio. Avremo una ripresa dei contagi, come avviene in Europa dove la revoca di restrizioni è avvenuta prima che da noi e dove si registrano notevoli riprese dei contagi».

Perché ha deciso di fare il medico di base?

«Perché la medicina di famiglia era centrata sulla salute globale del paziente, dove prevenzione e diagnosi precoce erano molto dipendenti dall’iniziativa del singolo medico. Non volevo limitarmi a una branca e volevo essere indipendente nella gestione della salute di chi s’affidava a me».

Qual è la sua giornata tipo?

«Alle 8 accendo il telefono. Per la mattina, specie in periodo di Covid, rispondo continuamente e tra una telefonata e l’altra visito pazienti in ambulatorio o a domicilio. Ricevo di solito oltre 70 telefonate al giorno ed a volte oltre 100. Più della metà sono di natura burocratica, per accedere a vaccinazioni, green pass, visite, andare in ospedale a trovare parenti, a discapito del tempo che impiegheremmo nelle questioni di salute. Siamo punto di riferimento e non possiamo sottrarci». —

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