La manifestazione
È morta da sola per un mix di farmaci
Gli avvocati attaccano la procura e i due consulenti «Gli indizi? Panna montata, pezzi incastrati a forza»
Livorno. Non un delitto ma una morte collegata a una tragica fatalità. Provocata dall’assunzione da parte della stessa Simonetta Gaggioli di un numero maggiore di farmaci, in particolare il Duotens, rispetto a quelli prescritti dal medico per controllare la pressione. In particolare «nel mese precedente al decesso», avvenuto la notte del 26 luglio.
È questa la premessa che l’avvocato Francesco Nardini, difensore di Adriana Gomes Pereira, sottolinea nella sua arringa per cercare di scindere le accuse che la procura contesta alla sua assistita. «La morte della Gaggioli e l’occultamento del cadavere – dice – sono due eventi distinti. Sul secondo – va avanti – l’imputata ha più volte ammesso di avere trovato la suocera morta e poi di essersi disfatta del cadavere». Vero è che la stessa imputata, su questo punto ha dato diverse versioni per spiegare il suo comportamento: realizzare l’ultimo desiderio della vittima di essere sotterrata al cimitero di Follonica accanto al marito, la paura della reazione del compagno alla vista della madre morta, e infine il timore che la scomparsa della donna (garante del tribunale dei minori per l’affidamento dei figli ndr) potesse causare il trasferimento dei bambini in una casa famiglia.
Tra le carte che l’avvocato si gioca per dimostrare l’innocenza della nuora c’è quella della tesi dell’accusa.
«Le indagini – ripete sono andate a scegliere elementi che servono all’ipotesi iniziale. La Procura – va avanti – li ha selezionati e orientati per costruire tutto ciò che serve per accusare la Gomes. Si tratta di panna montata. Una ricostruzione suggestiva. Romanzesca. Dove i pezzi del puzzle sono incastrati a forza con colla. A cominciare dalle consulenze farmacologiche che dimostrano poco o nulla».
Eppure – ammette – «a primo acchito sembrerebbe che gli elementi siano collegati». Ma per il difensore non è così. «Il movente? Lo deve portare la procura – dice a margine dell’udienza – a me quello proposto sembra un po’ vago. E nel dibattimento è stato dimostrato molto poco». È su queste basi che l’avvocato ha chiesto alla corte l’assoluzione per l’imputata per il reato di omicidio volontario perché il fatto non sussiste e una pena commisurata ai termini di giustizia per l’occultamento del cadavere. —
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