Finanza
Dimissioni vincolate al pagamento dei pasti C’è la conferma
CittadinanzAttiva smentisce l’Asl e cita la lettera dell’azienda che definisce la ricevuta «condizione imprescindibile»
Lina Senserini
Grosseto. Alla fine il chiarimento sul pagamento dei pasti in ospedale per chi assiste i ricoverati è arrivato. O meglio, si conosce il contenuto della lettera, inviata ai direttori di presidio e alla società che gestisce la ristorazione aziendale. Ma si conosce solo attraverso la lettura dell’associazione CittadinanzAttiva che, per voce della presidente dell’assemblea territoriale di Grosseto, Maria Platter, e del coordinatore regionale rete Tribunale per i diritti del malato, Franco Alajmo, ha preso duramente posizione contro la decisione della Asl sud est di far pagare il servizio mensa a caregiver (assistenti dei malati) e accompagnatori di minori.
La questione, sollevata venerdì dagli Ordini dei medici e delle Professioni infermieristiche, oltre all’opportunità di introdurre un nuovo balzello, era tuttavia un’altra: le dimissioni del paziente sarebbero subordinate al saldo del conto della mensa.
«Non è affatto così», aveva risposto in serata l’Asl e, tra le due versioni contrastanti, il dubbio era rimasto, con l’invito all’azienda a chiarire come stessero esattamente le cose.
A dire il vero, la frase della lettera, ormai uscita dai circuiti interni e citata da CittadinanzAttiva, non lascia spazio a dubbi interpretativi: «Si specifica che il possesso di tale ricevuta sarà condizione imprescindibile per la dimissione del paziente accompagnato», riporta l’associazione. Dunque «la dimissione di un paziente viene vincolata all’esibizione della ricevuta di pagamento dei pasti consumati dal familiare. E se invece di essere dimesso il paziente è deceduto?», si chiede. «Quanto andrà a risparmiare l’azienda introducendo il pagamento dei pasti per quelle poche persone che assistono i bambini o i familiari in hospice? Oltretutto la loro presenza è spesso richiesta dalla stessa struttura sanitaria anche a fini terapeutici: qualcuno può negare l’importanza di un genitore accanto ad un bambino ricoverato o la delicata funzione della presenza di un familiare accanto ad una persona che sta morendo? E proprio a queste persone la Asl decide di chiedere il pagamento dei pasti, senza porsi il problema che i cittadini non sono tutti uguali per reddito e che non tutti possono pagare, considerando che per le degenze lunghe, le somme da versare possono anche essere considerevoli. Inoltre, la nota dell’Azienda sanitaria riversa sugli operatori sanitari l’onere organizzativo di questa ingiustizia, anche se in modo implicito e sotto forma di richiesta di “cortesia”», aggiungono Platter e Alajmo, che hanno annunciato la decisione di rivolgersi al difensore civico.
«Ci uniamo a quanto già scritto dai due Ordini professionali e, come CittadinanzAttiva toscana Aps, chiediamo all’azienda sud est di ritirare la nota e aprire un tavolo di discussione sull’argomento, in cui siano presenti medici, infermieri e cittadini, primi protagonisti interessati da questi provvedimenti. All’assessore regionale alla Sanità chiediamo se è ammissibile che un’azienda sanitaria toscana decida, in totale assenza di confronto con operatori sanitari e cittadini, simili provvedimenti che cambiano perfino gli indirizzi generali della sanità, anche in termini di rispetto della democrazia», aggiunge CittadinanzAttiva, citando l’articolo 32 della Costituzione: «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti».
«Ci può essere allora regola più profondamente ingiusta ed eticamente scorretta di quella che la Asl sud est ha messo in atto?», concludono Platter e Alajmo. —
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