Gioco
Gessi rossi, discussione sparita, Fdi: "Contrordine dai senatori Pd"
Saltano dibattito e voto sulla relazione della commissione d’inchiesta. Fratelli d’Italia: "Per anni le istituzioni non hanno chiesto lo stop per Montioni"
SCARLINO. Che fine ha fatto la discussione in Senato sulla relazione choc circa “l’inquinamento derivante dall’utilizzo dei gessi rossi prodotti a Scarlino”, elaborata dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle ecomafie? Perché la discussione è stata cancellata dall’ordine del giorno del 22 giugno? Cosa impedisce che a Palazzo Madama si parli finalmente, dopo 17 anni, di una delle questioni ambientali più scottanti per la Maremma?
Il senatore di Fratelli d’Italia Patrizio La Pietra avanza un dubbio: «Secondo me i senatori toscani del Pd si sono resi conto di cosa conteneva quella relazione e l’hanno ritirata. I dati che essa contiene portano a responsabilità del Pd nella gestione di questi rifiuti». A 17 giorni dalla mancata discussione sul testo, La Pietra, membro della 9ª commissione permanente Agricoltura e produzione agroalimentare e della commissione parlamentare per le questioni regionali, è venuto di persona in Maremma, a Grosseto, per aggiornare su come (non) stanno procedendo le cose in Senato.
Come è noto la commissione parlamentare d’inchiesta, istituita nel 2018 e composta da 30 senatori di ogni gruppo parlamentare, presieduti dal deputato del M5s Stefano Vignaroli, ha concluso i propri lavori il 24 marzo, approvando all’unanimità la relazione.
Il testo ricostruisce – con contributi tecnici, relazioni di varie istituzioni e anche del Noe – la storia dei gessi rossi, scarto della lavorazione industriale del biossido di titanio, prodotto da Huntsman Tioxide e oggi da Venator, che l’ha rilevata, nella piana di Scarlino. I gessi rossi sono un rifiuto non pericoloso (ma di recente l’Ue ha riclassificato il biossido di titanio cancerogeno di categoria 2) e come tale vanno smaltiti. Ma nel 2004 – ha ricostruito la commissione – grazie a un accordo tra Regione, Provincia, sette Comuni del Grossetano, Arpat, Asl, Tioxide e sindacati, si consentì di usare i gessi rossi nel ripristino ambientale della ex cava di Montioni, evitando i costi di smaltimento in discarica. L’operazione «in 15 anni ha consentito all’azienda di risparmiare oltre 230 milioni di euro», rivela la commissione. Dal 2007 al 2019, però, sono stati registrati sforamenti per alcune sostanze inquinanti (solfati, cloruri, cromo e vanadio), ritrovate nella falda. A quel punto, ed è la parte più impressionante della relazione, le istituzioni anziché fermare gli invii – tuttora in corso – non sono intervenute. Anzi. Con due provvedimenti statali e uno regionale hanno concesso deroghe a queste sostanze. «Trovato l’inquinamento, è stata fatta la legge per poterlo perseguire», dice la relazione.
Che, tra le altre cose, accenna anche all’uso dei gessi rossi per un certo lasso di tempo come ammendante in agricoltura e come copertura per discariche, risultati impieghi illegittimi. E non trascura l’inquinamento della piana di Scarlino provocato dalla discarica a pie’ di fabbrica, sottolineando come «allo stato attuale le bonifiche della falda e dei suoli della piana di Scarlino non risultano completate».
In conclusione, la relazione chiede alle Camere di dichiarare illegittime le deroghe alle concentrazioni. Questo comporterebbe la sospensione immediata dell’invio dei gessi rossi a Montioni, con conseguenti ripercussioni sulla produzione industriale – alla Venator lavorano circa 270 persone – senza che al momento esista un’alternativa. Il 21 aprile è infatti stato bocciato il progetto di invio nell’ex cava di Pietratonda.
Tuttavia, solo una volta discussa in Senato e approvata dai parlamentari, spiega La Pietra, la relazione ottiene ufficialità. «E a quel punto può essere trasmessa alla Procura», aggiunge. Che teme, tuttavia, eventuali emendamenti, frutto di manovre politiche.
«Nonostante l’inidoneità dei gessi rossi per il ripristino ambientale a Montioni, né Arpat, né la Regione, né i Comuni e le altre istituzioni hanno chiesto lo stop – sottolinea La Pietra –. C’è stato un silenzio assoluto da parte di questi enti. Ed è preoccupante che Arpat non abbia fatto alcun atto concreto». Un silenzio che oggi sembra calare anche sul Senato. «Desta sospetto questo “contrordine compagni, non discutiamo”», dice ancora La Pietra. Che tira in ballo, senza mai citarlo per nome, Leonardo Marras (Pd), all’epoca presidente della Provincia, l’ente che soprintendeva alle questioni dei rifiuti, poi eletto in consiglio regionale e oggi assessore regionale alle attività produttive. «E dal 2015 al 2017 proprio la Regione ha tolto i limiti sulle concentrazioni di mercurio, cromo, vanadio – dice La Pietra –. Ci preoccupa molto questa gestione dell’ambiente da parte del centrosinistra, che si riempie la bocca di ambientalismo e poi opera contro l’interesse dell’ambiente e dei cittadini. Sommato alla partita del cuoio, siamo molto preoccupati». La Pietra, rispondendo a una domanda del Tirreno, si dice anche disposto a «far partire da qui» (dalla relazione della commissione) un impegno per la bonifica della piana di Scarlino.
Fratelli d’Italia ambientalista, dunque, o, più precisamente, «per le attività produttive nei limiti della correttezza e della legalità», senza dimenticare l’occupazione. Un aspetto confermato anche da Bruno Ceccherini, responsabile provinciale di Fdi. Alla conferenza stampa sono intervenuti anche Fabrizio Rossi, coordinatore regionale, e Moreno Bellettini, di Fdi Roccastrada, che ha sempre sostenuto il progetto Montioni, ma, specifica, «sulla base dei dati Arpat, che dicevano che i parametri erano a posto. Adesso sono emerse altre cose, dunque rivaluteremo la questione e prenderemo le opportune decisioni». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
