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Sorpresa sull’Ombrone: in Maremma ci sono i castori

Lina Senserini
Sorpresa sull’Ombrone: in Maremma ci sono i castori

Lo rileva un monitoraggio portato avanti da esperti locali e tenuto finora sotto traccia per allontanare i curiosi

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GROSSETO. L’immaginario collettivo li colloca nei grandi fiumi del Nord America e del Canada, a costruire dighe dalla perfetta tenuta, modello di ingegneria idraulica. Ma il castoro in realtà esiste da sempre anche in Europa e nel Nord Italia. Castoro euroasiatico si chiama, Castor fiber il nome scientifico.

Ebbene, dopo diversi decenni in cui era scomparsa dall’Italia Centrale, questa rara specie è tornata a popolare alcuni corsi d’acqua in provincia di Siena, di Arezzo e in Maremma, dove alcuni esemplari sono stati individuati sull’Ombrone.

L’eccezionale scoperta scientifica è il frutto di una lunga ricerca condotta a partire da marzo da due tecnici faunistici free lance – Davide Senserini, grossetano, esperto di fauna selvatica, e la collega senese Chiara Pucci – insieme all’aretino Giuseppe Mazza, del Consiglio per la ricerca in agricoltura, e a Emiliano Mori, originario di Prata nel comune di Massa Marittima, che lavora per il Cnr.

Tutto è partito dalla segnalazione di alcuni pescatori e da due agenti della polizia provinciale di Siena, Stefano Morelli e Filomena Petrera. Subito dopo sono stati fatti alcuni sopralluoghi sui punti segnalati e sono state piazzate le fototrappole, a cura di Chiara Pucci e Davide Senserini. Nessuno di loro immaginava che le tracce fossero proprio di castori euroasiatici.

«Questa specie – spiegano – infatti, era storicamente presente sul suolo italiano poi è scomparsa per l’intensa persecuzione subita a causa della sua pregiata pelliccia e di particolari ghiandole dalle quali si ricavava il castoreo, una secrezione che trovava impiego come medicamento e nella cosmesi». Lo studio si chiama “Reaappearance of the Eurasian beaver Castor fiber L. in Tuscany (Central Italy): the success of unauthorised releases? ”, appena pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Hystrix, dove il gruppo di lavoro spiega come ha potuto documentare il ritorno di questa specie attraverso la ricerca di tracce e la posa di fototrappole, con le quali è stato possibile immortalare gli animali. Le successive indagini scientifiche hanno confermato l’appartenenza dei castori proprio al genere euroasiatico. Con tutta probabilità, spiegano gli esperti, sono arrivati in Maremma e nelle altre aree del Senese e dell’Aretino, a seguito di quelli che vengono definiti “rilasci locali non autorizzati”, considerando che le uniche presenze segnalate in Italia provengono dalle province di Udine e di Bolzano. «Il castoro europeo – aggiungono Pucci, Senserini, Mori e Mazza – è un animale di grande stazza, che può raggiungere i 30 chilogrammi, vive in coppia, prevalentemente vicino all’acqua, e si riproduce una volta all’anno partorendo da due a quattro piccoli. In virtù delle sue abitudini alimentari, mangia gli alberi che costituiscono la vegetazione ripariale ed è considerato un “ingegnere ecosistemico” per il pesante impatto che ha sull’ambiente in cui vive. Ragione per cui deve essere monitorato e preservato». Per questo motivo e per tenere lontani i curiosi dalle zone di studio, la ricerca, che proseguirà, è stata tenuta sotto traccia dal gruppo di studio, per non dire in segreto, finché gli esiti degli esami genetici non hanno confermato che la specie individuata era proprio quella del castoro euroasiatico. —

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