La manifestazione
«Per i tagli boschivi serve meno burocrazia»
GROSSETO. Meno burocrazia per i tagli boschivi. È ciò che chiede il consiglio regionale della Toscana, che ha approvato a maggioranza (unici voti contrari quelli del Movimento 5 Stelle) una proposta di legge in questa direzione.
La Regione propone al Parlamento di modificare l’art 149 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, specificando che gli interventi di taglio colturale, forestazione, riforestazione, antincendio e conservazione non devono essere più soggetti all’autorizzazione paesaggistica nemmeno quando interessano boschi e foreste ricompresi nelle aree dichiarate di notevole interesse pubblico.
La proposta di legge - coerente con due mozioni votate a larga maggioranza a Firenze lo scorso dicembre – ha come primo firmatario il capogruppo del Pd Vincenzo Ceccarelli. Proprio per questo motivo si sono fatte allusioni, etichettando i Dem come il partito della motosega. «La nuova legge, però – precisa il Pd, in una nota - non incentiverà il taglio dove non si deve fare, perché comunque ci sono le autorizzazioni del vincolo idrogeologico che decidono. Poi, che la Sovrintendenza debba esprimersi in un’area dove c’è anche il bosco per sapere se un pezzettino si possa o meno tagliare, questo non è un aspetto rilevante a tutela del bosco. Si deve smettere di pensare che il bosco sia un luogo dove l’uomo non mette le mani. Il nostro interesse è quello di dare certezza delle regole e stabilire un principio che valga in tutte le aree tutelate».
Ma perché la Regione Toscana ci tiene tanto a modificare il Codice dei beni culturali e del paesaggio? Il problema nasce proprio in Maremma e per capire meglio conviene fare un passo indietro fino a giugno 2020, esattamente un anno fa: allora il Consiglio di Stato, accogliendo in parte il ricorso di alcune associazioni ambientaliste contro il Piano antincendio per le pinete costiere di Grosseto e Castiglione della Pescaia, aveva stabilito che per poter effettuare il taglio dei boschi nelle aree “di notevole interesse pubblico” fosse necessario un ulteriore nulla osta dalla Soprintendenza. Goccia che ha fatto traboccare un vaso già colmo. La sentenza, infatti, aveva provocato reazioni di segno opposto: esultanza dagli ambientalisti, proteste dal mondo agro-forestale e dai Comuni montani. —
G.B.
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