La Regione dice no ai rifiuti radioattivi a Campagnatico
L’assessora Monni: «Area di pregio storico-naturalistico» Il sito sarebbe in contrasto con la vocazione della zona
Samuele Bartolini
firenze. Regione e sindaci di Pienza, Trequanda e Campagnatico dicono no al deposito unico nazionale di smaltimento dei rifiuti nucleari in Val d’Orcia e Maremma.
È la Carta nazionale delle aree potenzialmente idonee (Cnapi) a individuare due zone – una nei comuni di Pienza e Trequanda (Siena), l’altra nel comune di Campagnatico – dove portare il materiale radioattivo proveniente da tutta Italia. La relazione tecnica per individuarle è stata elaborata da Sogin, la società di Stato incaricata dello smantellamento degli impianti nucleari e della gestione dei rifiuti radioattivi. I tempi per la scelta definitiva del deposito sono lunghi diversi anni e l’ultima parola spetta al Consiglio dei Ministri su indicazione del Ministero della transizione ecologica. Molto probabile però che il no della Toscana abbia già messo la parola “fine” all’ipotesi di un deposito di smaltimento di rifiuti radioattivi. Basti pensare infatti che solo la Carta delle aree potenzialmente idonee era attesa l’estate del 2015 quando è stata pubblicata il 5 gennaio scorso accumulando ben 5 anni e mezzo di ritardo.
Nelle osservazioni Regione e sindaci fanno presente che l’area individuata nei comuni di Pienza/Trequanda costeggia il parco della Val d’Orcia patrimonio dell’Unesco, mentre l’area di Campagnatico si trova a soli 8 chilometri dal parco regionale della Maremma ed è molto vicina al fiume Ombrone che, seppure non compreso in alcuna area protetta, costituisce un ambiente di grande pregio naturalistico. Tutti i siti individuati sono vicini a riserve naturali, come la Pietraporciana, dove sono presenti specie protette.
«La realizzazione di un sito del genere è palesemente in contrasto con la vocazione agricola, turistica della Val d’Orcia e della Maremma considerato che la Toscana intera rappresenta uno dei massimi esempi di agricoltura “verde” con sedici prodotti a indicazione geografica protetta (Igp), 16 a denominazione d’origine protetta (Dop) e 461 prodotti riconosciuti come tradizionali dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali», si legge nelle osservazioni. Per quanto riguarda gli insediamenti antropici: «I due siti individuati non solo non distano sufficientemente dai centri abitati, ma sono anche posti in due zone in cui le infrastrutture non sono adatte alla tipologia di mezzi impiegati per il trasporto di questi materiali».
L’assessora regionale all’ambiente Monia Monni commenta: «Sono certa che il Governo capirà la nostra posizione». La Val d’Orcia e la Maremma, ha aggiunto, sono due aree toscane conosciute a livello nazionale e mondiale per la bellezza del paesaggio, del patrimonio storico-architettonico nonché per l’eccellenza della produzioni agricole. E ha ringraziato i Comuni di Campagnatico, Pienza e Trequanda «per il prezioso lavoro svolto in questi mesi». –
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