Sicurezza
Cantina cooperativa il presidente è Felici
Ex bancario, è stato eletto all’unanimità dal nuovo consiglio «Il primo obiettivo sarà quello di ricompattare i soci»
Lina Senserini
Pitigliano. È Moreno Felici il nuovo presidente della cantina cooperativa di Pitigliano, chiamato a raccoglie il timone di Enzo Bianchi, in carica dal 2020, dopo le dimissioni del predecessore, Marco Formiconi.
Felici, 62 anni, pitiglianese, è stato eletto lunedì pomeriggio all’unanimità dal nuovo consiglio di amministrazione, uscito dall’infuocata assemblea dei soci del 30 giugno. Ad affiancare Felici con il ruolo di vicepresidente, sarà Roberto Tiberi, 52 anni, titolare di un’azienda vitivinicola di circa 30 ettari vicino a Sovana, che ne fa il maggiore produttore tra i soci della cantina. Alla sua prima esperienza come carica sociale, anche nel suo caso il consiglio di amministrazione si è espresso con voto unanime. Parte dunque con una solida unità e con i migliori auspici quello che viene definito il nuovo corso della cantina cooperativa, l’attività più importante del territorio con i suoi 4milioni di euro di ricavato complessivo annuo, che nei periodi di massimo impegno dà lavoro a circa 20 persone, compresi gli stagionali. Ma soprattutto è l’unica grande realtà di trasformazione delle uve della Doc Bianco di Pitigliano, dato che gli attuali 240 soci, con oltre 400 ettari di vigneto totali, corrispondono al 90 per cento del territorio della denominazione estesa tra Pitigliano, Sorano e Manciano.
Ex bancario, Moreno Felici ha lavorato per 40 anni alla Banca di credito cooperativo di Pitigliano, poi confluita in Banca Tema, per la quale ha ricoperto il ruolo di vicedirettore. Poi il pensionamento e il ritorno al “primo amore”, la viticoltura nella piccola azienda agricola – un ettaro di vigneto e due di oliveto – vicino al paese. Del resto, come lui stesso racconta, il primo lavoro retribuito è stato proprio per la cantina cooperativa. Una passione, dunque, a cui ha scelto di tornare, accettando infine di portare il proprio contributo alla presidenza del consiglio di amministrazione, con le idee chiare e due obiettivi principali.
«Il primo – spiega – è ricompattare i soci, lavorare sulla cooperazione, convincere anche chi si è allontanato o chi non è mai stato socio ad entrare nella cooperativa. Soprattutto i più giovani, i ragazzi che partono ora, che rilevano attività di famiglia, che scelgono il difficile e affascinante mestiere del viticoltore. Loro per primi hanno bisogno di punti di riferimento, prospettive e il giusto riconoscimento economico per il loro lavoro e il loro prodotto. La cantina è stata fondata nel 1954 in una delle Doc più antiche d’Italia, da un gruppo di soci lungimiranti che ben sapevano che la cooperazione è l’unico strumento che consente a tutti, sopratutto le aziende più piccole, di stare sul mercato ed essere competitive».
Il secondo è rilanciare il valore della denominazione, attraverso politiche produttive e di marketing, che facciano meglio conoscere e apprezzare la qualità di un vino “storico”, che deve trovare il giusto posizionamento sul mercato nazionale e internazionale.
«Possiamo raggiungere questi obiettivi attraverso il lavoro e la collaborazione di tutti, facendo tesoro dei meriti dell’amministrazione uscente. È il momento di lasciarsi alle spalle le tensioni e guardare avanti nell’interesse della cantina, dei soci e del territorio», conclude il neopresidente. —
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