Il Tirreno

Grosseto

la tragedia 

Oggi l’ultimo saluto al cardiologo Breschi

F.G.
Oggi l’ultimo saluto al cardiologo Breschi

I funerali saranno celebrati alle 17 alla chiesa del Cottolengo Il ricordo commosso dei colleghi e degli amici dell’Università

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grosseto. La salma di Marco Breschi, il cardiologo di 46 anni trovato morto nella sua auto dopo essere finito fuori strada sulla regionale 74 all’altezza di Corano, nel comune di Pitigliano, è arrivata ieri mattina a Grosseto e oggi alle 17, nella chiesa del Cottolengo, saranno celebrati i funerali.

La morte di Breschi ha lasciato tutti senza parole: medico stimatissimo, sabato sera probabilmente era arrivato fino a Pitigliano per una delle sue serate dedicate alla fotografia notturna della volta celeste e delle stelle. Domenica mattina stava infatti guidando in direzione di Magliano: probabilmente è stato tradito da un colpo di sonno.

Era un bravo cardiologo ma soprattutto era una persona gentile e disponibile. Elettrofisiologo, lavorava nel reparto di Cardiologia del Misericordia di Grosseto, sotto la guida del direttore Ugo Limbruno e gestiva, insieme ad altri colleghi, un settore di altissima specializzazione.

Ultimamente aveva portato al Misericordia una tecnica rivoluzionaria che veniva fatta soltanto all’ospedale di Grosseto, in tutto il territorio dell’Asl Sud Est che prevedeva il posizionamento di un dispositivo intracardiaco per il blocco dei coaguli nell’auricola. Una tecnica di ultima generazione che serve a evitare la formazione di trombi e di emboli intracardiaci. Con questa tecnica innovativa, Breschi aveva operato un centinaio di persone.

Un dolore, quello per la morte di Marco Breschi che ha suscitato il cordoglio della città. Anche l’Accademia Italiana della Cucina, delagazione della Maremma – Grosseto, piange la sua improvvisa e prematura scomparsa: il cardiologo era fra i soci più giovani. Tutta la consulta dell’accademia e il delegato Ezio Di Natale si uniscono al dolore della famiglia per la perdita di un «uomo sempre disponibile ed attento – scrivono – sensibile e di molteplici interessi. Una perdita per l’intera comunità grossetana».

I colleghi e gli amici della facoltà di Medicina dell’Università di Siena hanno deciso di rivolgersi direttamente a lui, scrivendogli una lettera piena di ricordi, di ammirazione, di amicizia. «Mai ci saremmo sognati di dover aprire oggi quel cassetto dei ricordi che è in ognuno di noi, in maniera così brusca e traumatica – scrivono – Quei momenti di tanti anni fa, che ci vedevano tutti i giorni, fianco a fianco, seduti sui banchi della Facoltà di Medicina di Siena, uniti da spirito di amicizia e da quella forza d’animo a cui ancora oggi nessuno ha saputo dare un nome: vocazione, altruismo, voglia di diventare medici».

«Eravamo spinti dalla passione e dalla volontà di vedere sorridere le persone che potevamo salvare – aggiungono – Memorabili le corse che facevi il venerdì pomeriggio, dopo l’ultima ora di lezione per arrivare a prendere il treno che ti avrebbe portato a Grosseto. Abbiamo affrontato questi anni duri insieme e ti abbiamo visto sempre con il sorriso, la grinta, la schiettezza tipica del popolo maremmano; con una professionalità, correttezza e capacità intellettuali che non avrebbero fatto sorgere alcun dubbio sulla grande persona che saresti diventato. Ognuno di noi ha sperimentato la tua dedizione al lavoro, alla cura degli altri. Ogni volta che qualcuno di noi ti ha chiamato, per portare alla tua attenzione qualche caso, hai sempre risposto mettendoci tutto te stesso, la tua professionalità e le tue capacità umane. La tua cultura immensa l’hai voluta mettere al servizio degli altri, delle persone che soffrono ed hai scelto di curare i nostri cuori. Ahimè oggi i nostri cuori stanno soffrendo più che mai e ci vorrà del tempo per guarire. Ora questi ricordi, che fino ad oggi lasciavano un sano gusto di spensierata malinconia, lasciano un grande vuoto dentro ognuno di noi». — F.G.

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