Il Tirreno

Grosseto

monte argentario 

Assolti i tre imputati per gli abusi edilizi a Villa Feltrinelli

P.S.

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Monte argentario. Tutti assolti («il fatto non sussiste») al termine del processo sui presunti abusi edilizi a Villa Feltrinelli (foto Russo), sulla Panoramica, accertamenti del periodo 2015-2016.

Così ha deciso il giudice Andrea Stramenga, che ha prosciolto Natalia Palchina, rappresentante legale della Towntower Properties ltd, proprietaria e committente dei lavori, Roberto Visconti, direttore dei lavori, Mauro Ave, legale rappresentante della Saicam spa esecutrice dei lavori. L’accusa aveva chiesto la condanna per tutti e tre, per gli abusi edilizi, e l’assoluzione per Visconti per quanto riguarda la contestazione di un falso che sarebbe stato contenuto in un asseveramento e nelle tavole progettuali presente dal Comune in merito alla conformità delle opere da realizzare agli strumenti urbanistici e ai regolamenti edilizi. Ed è proprio su questo tasto che la difesa (avvocato Simone Costanzo per Visconti e Palchina, avvocato Fabio Niero per Mauro Ave) ha insistito e cioè sulla piena legittimità e conformità dei titoli agli strumenti urbanistici. Questioni sottolineate dal consulente della difesa, l’architetto Luca Cherubini, nel corso dell’udienza del febbraio scorso aveva ribadito che non vi era stata alcuna violazione né per la trasformazione di una loggia in veranda, con un cambio di destinazione d’uso; né per il cambio di destinazione d’uso di magazzini che sarebbero stati illecitamente adibiti a sauna e palestra; né per la realizzazione di un nuovo volume indicato come “guardaroba”, anche questo realizzato con un cambio di destinazione ed escavazione della cantina; né per un altro nuovo volume con irregolarità nelle altezze; né per aumenti di volumetrie. Aveva spiegato che la «sagoma del fabbricato fuori terra è rimasta pressoché invariata» e che quelli «individuati dal consulente della Procura come cambi di destinazione d’uso sono stati in realtà solo cambi di utilizzo». Cherubini si era speso poi per dimostrare che non c’è stato alcun aumento di volumetria, segnalando anche alcuni errori di calcolo materiale effettuati dall’esperto della Procura. E comunque, quell’edificio costruito negli anni Trenta del Novecento è sempre stato a destinazione residenziale. Cherubini aveva ripetuto che «le modifiche hanno costituito un mero cambio di utilizzo degli ambienti», come se uno a casa sua decidesse di spostare il bagno in cucina o viceversa. Sui prospetti esterni, l’architetto aveva specificato che esisteva l’autorizzazione paesaggistica propedeutica. Novanta giorni per le motivazioni. — P.S.

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