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l’emergenza coronavirus 

Capienza dimezzata e green pass per entrare «Discoteche chiuse nell’indifferenza totale»

Michele Nannini
Capienza dimezzata e green pass per entrare «Discoteche chiuse nell’indifferenza totale»

Si balla negli stabilimenti e nei locali con la licenza della ristorazione ma i templi della musica non possono riaprire

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SCARLINO. Sono in pratica le uniche aziende a non aver ancora ricominciato la loro attività. Per le discoteche italiane la ripresa dopo la pandemia sembra ancora un miraggio lontano.

Il problema, oltre a quello strettamente economico per gli imprenditori del settore, sta sfociando però anche nel sociale visto che proprio i locali da ballo hanno da sempre rappresentato un luogo in cui i ragazzi possono ritrovarsi, divertirsi, vivere la propria gioventù sotto il controllo (discreto, a volte anche pressante ma comunque sempre presente) della proprietà e degli addetti alla sicurezza.

Una mancanza che non solo in riva al golfo ma un po’ ovunque sta generando grossi problemi anche di ordine pubblico perché la movida ormai non ha più alcun controllo visto che i locali, le discoteche o comunque i luoghi di ritrovo legati all’intrattenimento musicale sono, o dovrebbero essere, quasi tutti chiusi anche in questa estate. Così come nel 2020 a denunciare la situazione nella quale tutto il settore è ormai da un anno e mezzo è Silvio Passini, imprenditore follonichese proprietario fra le altre strutture anche del Tartana al Puntone, uno dei locali culti del litorale toscano; lo scorso anno provò a riaprire con tutti i controlli e le cautele del caso ma l’esperimento durò una sola notte, poi il nulla che dura ancora oggi. «Ci vergogniamo dell’indifferenza e noncuranza dei politici di fronte al dramma che viviamo da 17 mesi – spiega Passini – siamo l’unica categoria ad aver subito uno stop così brutale e draconiano. I protocolli in discussione sono inapplicabili, si parla del 50 per cento di capienza con obbligo del green pass: è una situazione assurda, nella fascia di età dai 18 ai 30 anni è vaccinato circa il 30 per cento dei ragazzi, per gli altri servirebbe un tampone rapido con costi e tempi insostenibili per una serata in discoteca. È per questo motivo che a breve ci organizzeremo per andare a Roma davanti a Palazzo Chigi per un presidio permanente, giorno e notte, finché la politica non ci darà una data per la riapertura del nostro settore, sperando di poter ricevere a breve il via libera dalla questura. Devono spiegarci perché le nostre attività debbano rimanere chiuse quando tutta l’Italia lavora in qualsiasi settore, in molti casi anche senza nessuna regola. Gli esempi sono di fronte a tutti e sono continui. È un affronto verso chi vorrebbe fare onestamente il proprio lavoro ma è impossibilitato a farlo. Il mio appello è rivolto a tutti gli amici, dipendenti, dj, artisti e operatori del settore che da settimane ci chiamano ogni giorno per avere novità o una parola di conforto».

Di novità però non ce ne sono. Le notti in giro per le città turistiche in tutta Italia si susseguono con episodi di ogni tipo che una volta non esistevano, o erano comunque ridotti al minimo, proprio perché le discoteche rappresentavano quasi un servizio di controllo delle masse giovanili. Però non ovunque la situazione è questa, è facile trovare in giro per le chat degli operatori o sui social video recenti di dj set, ragazze che ballano col bicchiere in mano e locali con tavoli apparecchiati in modo da sfruttare la licenza di ristorazione anche se alla fine si balla più che mangiare. «Personalmente non ho mai pensato a questa strada – continua Passini – la discoteca nasce per far ballare i ragazzi e quello deve tornare a fare anche se ci sono locali storici che utilizzano il fatto di essere in uno stabilimento balneare o di avere una licenza di somministrazione per fare quello che vogliono e che tutti vedono nei video che girano sui social. In giro per le città balneari continuano poi ogni sera i disordini, ragazzi che si ammassano, rave in spiaggia senza controllo. Le discoteche sono le uniche strutture che possono controllare i giovani in un perimetro garantito e con il personale di servizio, controlli che non puoi fare in strada; in questi giorni ci sono 5-6 mila ragazzi sparpagliati in giro che potevano benissimo essere controllati nei locali. Ci sarebbero però soluzioni alternative – conclude Passini – come il tampone veloce fuori delle discoteche: fai il test salivare e dopo pochi minuti puoi entrare. Intanto noi continuiamo ad attendere risposte». —

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