Gioco
Addio al barista e sportivo Raffaele Giuliano Una vita spesa per la causa dei trapiantati
Ex gestore del Gaia, all’Agenzia delle entrate, si è spento a 62 anni al Misericordia dove era ricoverato da alcuni giorni
Francesca Ferri
Sara Landi
grosseto. La vita è stata generosa con lui solo una volta, vent’anni fa, quando era riuscita a trovargli in Puglia una donatrice di midollo osseo che lo aveva salvato dalla leucemia. Da allora Raffaele Giuliano aveva saputo sdebitarsi a dovere, impegnandosi al massimo nella causa delle donazioni di organi e tessuti, organizzando decine di eventi sportivi per accendere i riflettori su questo importante gesto, e allo stesso tempo lavorando sodo nel suo bar, dando tutto se stesso alla famiglia e agli amici. Un uomo generoso, disponibile, attento, e per questo molto amato.
Grosseto si è svegliata in un baratro di dolore ieri mattina quando ha cominciato a circolare la notizia che ha lasciato di stucco tutti. Raffaele Giuliano, conosciutissimo ex gestore del bar Gaia in piazza Ferretti, all’interno dell’Agenzia delle entrate, si è spento nelle prime ore del giorno. Era ricoverato da un paio di settimane all’ospedale Misericordia a causa di un’infezione, non legata al Covid, che nel suo fisico debilitato ha avuto il sopravvento. Aveva compiuto 62 anni appena lo scorso 21 giugno.
Nato e cresciuto a Marina di Grosseto, Raffaele Giuliano era sposato con la signora Laura ed era il babbo di Ilaria. Alla fine degli anni Novanta (era il 1997 si era trasferito a Chivasso in provincia di Torino) dove ha vissuto fino al 2008.
La sua vita era stata scombussolata quando gli era stata diagnosticata la leucemia. Riuscì a guarire grazie alla donazione di midollo osseo ricevuto da una ragazza pugliese, un’esperienza che lo aveva profondamente segnato e che ha impresso alla sua vita una svolta.
Da subito si era impegnato con l’Aned (Associazione nazionale emodializzati dialisi e trapianto) e si era tuffato nello sport con risultati sorprendenti. Nel 2003 aveva vinto i campionati nazionali di tennis tavolo a Milano e si era qualificato per i mondiali a Nancy (di cui è stato testimonial Platini), risultando terzo nella pallavolo e terzo nel bowling di coppia. Nel 2005 a London, vicino Toronto, aveva partecipato ai suoi secondi mondiali “laureandosi” campione di tennis tavolo in coppia con Marco Rigo, trapiantato di rene.
Oltre ad essere atleta, Giuliano era anche un’instancabile organizzatore di eventi. A Grosseto ha contribuito a organizzare i campionati sportivi per trapiantati, coinvolgendo negli anni migliaia di persone.
Al di là dell’impegno nel volontariato, Raffaele era conosciutissimo anche per la sua attività di barista. Dal 2018 al 2020 era il volto sorridente dietro al bancone del bar Gaia, all’interno dell’Agenzia delle entrate. Attento alla propria comunità, nel 2017 aveva ospitato una tappa di Caffè Tirreno, la serie di appuntamenti che Il Tirreno ha organizzato in tutta la provincia per incontrare i lettori.
Ma l’esperienza del trapianto lo accompagnava sempre tanto che nel 2018 aveva raccontato la sua malattia e la sua guarigione nel libro “Aspettando te – Rimettersi in gioco” scritto dall’amica Agata Florio.
«Grazie al libro Raffaele è stato conosciuto e amato anche dai 6mila follower del gruppo letterario Gli amici delle emozioni attivo su Facebook e amministrato dalla scrittice Alessandra Di Girolamo – dice Florio – Ovunque andava, portava il suo messaggio di speranza e di solidarietà».
Tra tante parti d’Italia che lo conoscevano e amavano un posto d’onore va sicuramente alla Puglia: lì vive la sua donatrice e Raffaele ha potuto incontrarla e conoscerla a vent’anni da quella donazione salvavita.
«Al gruppo è bastato un suo intervento in una diretta Facebook – dice ancora Floria – per restare conquistato tanto che nell’ultimo periodo in cui lui era già ricoverato abbiamo deciso di stargli accanto e di sollevarlo da qualche pensiero promuovendo la vendita del suo libro in cambio di un’offerta in suo favore».
Ultimamente, infatti, Raffaele si trovava in difficoltà. La pandemia da Covid lo aveva costretto a interrompere l’attività del bar. Troppe spese, zero incassi, ingressi contingentati agli uffici pubblici del palazzo, dipendenti in “smart”. Il bar, che era sempre stato sempre un punto di riferimento per il centro e le centinaia di lavoratori pubblici, si era ritrovato a terra. Raffaele lo aveva raccontato al Tirreno lo scorso gennaio, lanciando anche un appello.
«Qua dentro ho lasciato il cuore – aveva detto – conoscevo tutti i dipendenti. Quante storie, quante amicizie. Ora mi sono ritrovato a fare gli scatoloni e a chiudere la mia posizione con Camera di Commercio e Inps. E cerco lavoro. Non voglio elemosina e sostegno dallo Stato ma chiedo ai miei concittadini un lavoro dignitoso, affinché conoscendo la mia storia (sono stato 20 anni al pubblico) mi diano fiducia. Mi piacerebbe un impiego che mi facesse andare avanti fino al 2027, in tranquillità», ci aveva raccontato.
Purtroppo, però, così non è stato. «Lui che si è sempre speso per gli altri – dice Agata Florio – non chiedeva soldi, ma solo un lavoro perché la dignità è uno dei valori del suo essere stato pienamente uomo. Non un eroe, ma un uomo con dei valori veri. Nell’ultimo periodo si sentiva solo, appeso alle promesse: ecco, di questo dovremmo fare tesoro perché non accada mai più».
Eppure una scintilla ardeva ancora nel suo cuore. «Stava organizzando i prossimi campionati che si sarebbero tenuti a settembre e che avrebbero portato centinaia di persone», lo ricorda commosso l’amico Fausto Brandi, presidente dell’Admo Groseto. «E poi stava pensando al prossimo torneo di tennis a Marina e ad altre iniziative. Non riesco ancora a crederci».
Nonostante le difficoltà sul lavoro e la malattia, in ospedale Giuliano ha lottato fino all’ultimo attaccandosi alla vita e continuando a coltivare la bellezza, come testimoniano le foto delle albe e dei tramonti scattate dal letto di degenza.
Raffaele sarà salutato per l’ultima volta lunedì in forma privata alle 10,30 al cimitero di Sterpeto, prima di essere cremato. —
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