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Negozi inaccessibili a chi è in carrozzina: dopo tre anni nulla, o quasi, è cambiato

Lina Senserini
In alto il servizio che Il Tirreno ha realizzato nel dicembre 2017 per documentare le difficoltà di accesso ai negozi per chi è in carrozzina. Sotto due esempi di soglia inaccessibile in corso Carducci a Grosseto (foto Agenzia Bf)
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In alto il servizio che Il Tirreno ha realizzato nel dicembre 2017 per documentare le difficoltà di accesso ai negozi per chi è in carrozzina. Sotto due esempi di soglia inaccessibile in corso Carducci a Grosseto (foto Agenzia Bf)

La maggior parte delle attività in centro continua ad avere uno scalino, a vuoto i finanziamenti stanziati dal Comune

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GROSSETO. Sono passati tre anni e mezzo da quando Il Tirreno ha pubblicato un’inchiesta sulle difficoltà di accesso per i disabili nei negozi e nei locali pubblici nel centro storico di Grosseto, ma ben poco è cambiato.

Allora, era l’8 dicembre 2017, e ancora l’anno dopo quando venne pubblicato un aggiornamento sulla situazione, si alzò un coro di voci in difesa dei diritti di chi, meno fortunato, è costretto a muoversi su una sedia a rotelle, oppure non vede, ha difficoltà nei movimenti che per altri sono naturali.

Sarebbe bello oggi poter scrivere che è cresciuto il numero di attività del salotto buono della città dotate di facilitazioni per l’accesso, ma purtroppo non è così. Al Blanche, il negozio di abbigliamento di via Galilei, all’erboristeria Pacini di via Aldobrandeschi, all’ex H&M, dove sta per aprire Oviesse, al negozio Tally Weijl, alla profumeria Douglas e altri tra corso Carducci e le vie adiacenti, si sono aggiunte pochissime attività, mentre una di recente apertura, ha messo una pedana poi rimossa.

«Altri negozi hanno addirittura peggiorato la situazione alzando l’altezza della soglia dopo alcuni lavori», commenta sconsolata Lorella Ronconi, tra le più battagliere attiviste per i diritti dei disabili, che per il suo impegno nel sociale ha ricevuto, nel 2006, il titolo di Cavaliere della Repubblica.

Nel giorno in cui la onlus Tuttopossibile presenta il progetto “Nessuna barriera” (articolo in basso), che gode del patrocinio del Comune e della Provincia di Grosseto, fa un certo effetto vedere che la cultura dell’accoglienza, dell’inclusione, della solidarietà o più semplicemente la sensibilità e il senso civico stentino ancora a decollare. Eppure le norme ci sono.

La legge di riferimento è la numero 13 del 1989 “Disposizioni per favorire il superamento e l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati”, con il relativo regolamento tecnico e decreto attuativo, il numero 236 “Prescrizioni tecniche per garantire l’accessibilità, l’adattabilità e la visitabilità degli edifici privati e di edilizia residenziale pubblica, ai fini dell’eliminazione delle barriere architettoniche”, emanato dal ministero dei Lavori pubblici il 14 giugno 1989. In Toscana, queste norme si accompagnano alla legge regionale 65 del 2014, che ne riprende i contenuti.

«A Grosseto, dal 2000, c’era anche l’articolo 65 del regolamento igienico edilizio, che tuttavia è stato cancellato dal nuovo approvato nel 2020. In ottemperanza alla legge, prevedeva l’abbattimento delle barriere architettoniche in occasione di qualunque intervento che non fosse la manutenzione ordinaria, oltre a prevedere una serie di accorgimenti per rispettare i tre principi cardine della legge 13», spiega Ronconi. «Ovvero tre tipi di fruizione: accessibilità, uno scivolo o una pedana; adattabilità, ad esempio un servoscala; visitabilità, che significa la fruizione dello spazio di relazione», aggiunge.

Il punto, però, è che le norme valgono solo se si tratta di una nuova edificazione o della ristrutturazione dell’esistente, ma non se viene fatto un intervento di manutenzione ordinaria o straordinaria. In questo caso cade l’obbligo di abbattere le barriere architettoniche, come abbassare una soglia, allargare una porta, abbattere gli scalini.

I controlli da parte degli uffici pubblici competenti ci sono, ma vengono fatti sulle dichiarazioni dei progettisti e, per quanto riguarda le manutenzioni ordinarie, a campione.

Si torna quindi alla sensibilità individuale del singolo gestore. «Dal 2017, a seguito di incontri e tavoli di lavoro cui hanno preso parte le associazioni di disabili, le associazioni culturali e le rappresentanze della città – spiega l’assessore al Commercio Riccardo Ginanneschi – avevamo disposto di erogare finanziamenti fino a 500 euro per le attività aperte al pubblico nel centro storico. L’idea era quella di sostenere l’adeguamento degli accessi ai locali pubblici per facilitarne la fruibilità per i diversamente abili, ma purtroppo nessuno ad oggi ne ha usufruito». A onor di cronaca va detto che anche l’ufficio informazioni del Comune, sul Corso, ha uno scalino all’ingresso.

E allora, conclude Ronconi, «se non posso entrare in un negozio a comprami una maglietta, vorrà dire che la prenderò su Amazon. È senz’altro più comodo. Poi, però, non ci si lamenti che si trascura il commercio di vicinato». —

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