Il Tirreno

Grosseto

il dibattito 

I giovani e la Maremma «Serenamente statici? Facciamoli crescere»

Pizzuti e Culicchi riflettono sulla classifica del Sole 24 ore Ecco come i candidati sindaco vedono la nuova generazione

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grosseto. Fa discutere il folgorante piazzamento della provincia di Grosseto – al settimo posto in Italia – nella classifica con cui Il Sole 24 ore misura la qualità della vita dei giovani. A entrare nel dibattito sono due candidati sindaco: Leonardo Culicchi (centrosinistra e M5s) e Valerio Pizzuti (Polo liberale e riformista).

A “turare su” la performance della Maremma sono alcuni indicatori, tra cui “saldo migratorio”, cioè la differenza tra il numero degli iscritti e il numero dei cancellati dai registri anagrafe per trasferimento di residenza per mille abitanti; il numero dei bar e delle discoteche ogni 100mila residenti tra 18 e 35 anni; in compenso Grosseto è al 93° posto per imprenditorialità giovanile, cioè per imprese con titolare sotto 35 anni, in percentuale sul totale delle imprese registrate. Ed è all’84° posto per tasso di disoccupazione giovanile, in percentuale tra 15 e 29 anni. «Occorre invertire la tendenza e farlo in fretta – osserva Culicchi – In questi anni sono stati proposti gli assessorati più disparati con il maldestro intento di risolvere criticità ancora presenti, ma nessuno ha mai pensato di mettere i giovani al centro del contesto amministrativo. Questo – precisa Culicchi – è il nostro progetto, rendere partecipi i giovani della crescita della città; con l’intento di un pieno coinvolgimento, favorendo così il rapporto tra giovani e istituzione, attraverso proposte, programmi e una pianificazione dell’attività comunale. Occorre evitare che questa città resti ferma per altri cinque anni, è un immobilismo che stiamo pagando a caro prezzo». «Occorre sfruttare ogni opportunità produttiva a carattere innovativo, per dare un futuro ai giovani – conclude Culicchi – ma anche per rendere Grosseto una città per tutti».

Il Tirreno ha anche tastato il polso ai giovanissimi grossetani ed è emerso che, a conti fatti, sotto l’ala delle famiglie, in Maremma, stanno bene e che non scalpitano per andare altrove: insomma «serenamente statici», chiosa Pizzuti. «I giovani che restano – osserva Pizzuti – sono un patrimonio affettivo insostituibile, ma non possiamo pensare che la loro prospettiva di rimanere sia solo quella di andare a ingrossare le file di pizzerie, bar, piccoli commerci o un artigianato di servizi». «La rete sociale che li protegge dovrebbe essere di stimolo a confrontarsi con il rischio, con l’innovazione, uniche doti e capacità di sollevare nel tempo il nostro precario stato dell’economia tendenzialmente depressa e irrobustire il loro, a volte troppo fragile, senso di autostima. Condivido quanto fa capire Umberto Paioletti quando dice che l’aiuto che viene dato loro sia dalla comunità che dalla rete sociale non può sostituire o coprire il senso di responsabilità che ogni giovane deve avere per sé e di riflesso per gli altri. Ragionando appare chiaro come tutto abbia origine da un problema di formazione e che sia questa la leva su cui agire per chi come me si offre al governo della città. Senza affrontare questi snodi la parola ripartenza – conclude – per Grosseto avrà meno senso». –

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