La manifestazione
Una compostiera 2.0 a forma di lombrico
La grossetana Ludovica Bigozzi è nel team universitario che ha ideato uno speciale contenitore per i rifiuti
Sara Landi
GROSSETO. C’è anche una studentessa universitaria grossetana nel team che vuole dare vita alla Lombricompostiera, il biocompostatore del futuro che tiene insieme qualità del compost prodotto, sostenibilità dei materiali usati e gradevolezza estetica dell’impianto.
Ludovica Bigozzi, 23 anni, dopo la maturità allo scientifico Marconi di Grosseto e la triennale in Scienze agrarie a Pisa frequenta oggi il corso di laurea magistrale in Produzioni agroalimentari e gestione degli agroecosistemi che fa parte del dipartimento di Scienze agrarie dell’ateneo pisano. Qui per la preparazione di un esame ha conosciuto altri tre studenti dello stesso corso di laurea con cui è nata l’idea della Lombricompostiera: la pisana Irene Ventura, il calabrese Donato Politanò e l’umbro Roberto Ceccaroni.
«Il progetto è nato durante la pandemia quindi inizialmente ci abbiamo lavorato solo online e in videochiamata visto che eravamo di tre regioni diverse – spiega Ludovica – Poi però siamo andati oltre le esigenze strettamente legate all’esame tanto che l’idea è arrivata fino al Contamination Lab dell’Università di Pisa grazie al nostro docente, il dottor Marco Landi».
Qui il progetto ha trovato il proprio sigillo perché ha vinto la quarta edizione del CYB+, il programma avanzato del Contamination Lab promosso dall’Università di Pisa e dedicato a supportare, sostenere e promuovere le start up innovative. Erano dieci i progetti d’impresa candidati (dalla fidelizzazione editoriale ai superconduttori fino ai cosmetici vegan) ma l’idea del team di cui fa parte Ludovica Bigozzi ha sbaragliato la concorrenza. «Il nostro lavoro riguarda le compostiere di comunità che servono le imprese, non quelle domestiche – precisa Bigozzi – La Lombricompostiera scardina i canoni classici delle compostiere meccaniche di comunità e ridisegna, con un look accattivante, un biocompostatore dal design moderno a forma di lombrico, protagonista indiscusso del processo di decomposizione che avviene naturalmente nel suolo».
La compostiera così concepita ha vari punti di forza: è scalabile, quindi può essere adattata alle esigenze dell’azienda che la ospita; è fatta di materiali riciclabili ed è progettata per aprirsi totalmente per mostrare il processo che avviene all’interno, anche a fini didattici ed educativi. Grazie al primo posto ottenuto al Cyb+ del Contamination Lab i quattro studenti possono ora avvalersi di ore di consulenza e formazione da parte di vari partner (Polo tecnologico di Navacchio, Federmanager Toscana, Cna di Pisa e Tvlp Silicon Valley di San Francisco) mentre il prossimo step è la ricerca di investitori per creare il prototipo della Lombricompostiera di cui per ora esiste un modellino virtuale in 3D. «Vogliamo che le persone – è il messaggio della giovane start up – concepiscano il riutilizzo del rifiuto organico come una bellissima forma d’arte, un mezzo per salvaguardare il pianeta e, perché no, una potenziale fonte di reddito. Dal rifiuto organico si può ottenere un compost di elevatissima qualità riutilizzabile per incrementare la fertilità chimico-fisica del suolo». —
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