Il dolore
Tra genitori, studio spiaggia e montagna «Noi qui stiamo bene»
grosseto. Non resta che chiederlo ai diretti interessati, i giovani, se la Maremma è davvero una terra per loro, come emerge – stando agli indicatori economici e alla sommatoria di essi – dall’ultima indagine sulla qualità della vita pubblicata ieri dal Sole 24 ore, che misura il benessere generazionale e che alla fine dei conti piazza la provincia di Grosseto (addirittura) al settimo posto in Italia.
Ed ecco i risultati di un campione casuale, “prelevato” ieri, nelle ore più torride della giornata, all’uscita del centro commerciale Maremà, luogo che notoriamente piace alla nuova generazione grossetana.
«Se Grosseto sia una città per giovani – dice Emma Della Gatta, studentessa di 19 anni – io non lo so. Io sono nata qui, vivo con la mia famiglia, studio, andrei anche via se ci fossero delle opportunità, ma qui sto bene».
Della stessa idea è chi ha qualche anno più di Emma e ha già sperimentato il distacco: «Ho trascorso dei mesi a Roma per motivi di studio – dice Matteo Santi, 25 anni – e poi sono tornato, anzi sono scappato via da Roma. Io – aggiunge – il mio futuro lo vedo a Grosseto, città che secondo me ai giovani offre opportunità e dove si sta anche bene».
È proprio la qualità del vivere quotidiano – ora e qui – a cui pongono attenzione i giovani: «A Grosseto si vive bene, c’è il mare e la montagna – sorride Federico Bartoli, 25 anni – Forse non ci sono abbastanza svaghi per i ragazzi, ma io, per esempio, in discoteca neanche ci vado». Federico lavora “da remoto, come dice lui, fa il programmatore: «Ho anche amici che sono andati via da Grosseto per i loro studi universitari – aggiunge – poi, però, sono anche tornati. Certo, sono tra i pochi ad avere un lavoro stabile. Forse più che per giovani – sorride tra il serio e il faceto – Grosseto è una città per vecchi», ma, come dire? , chi se ne importa.
«Io a Grosseto sto proprio bene – dice Marta Mazzolai, 22 anni, studentessa – E in futuro ci rimarrei anche volentieri. Ho amici che sono andati all’estero per trovare lavoro ma come qualità della vita sicuramente qui si sta meglio, tant’è che loro pensano sempre di tornare».
Insomma, secondo i giovani grossetani, il quotidiano economico ha ragione. E, soprattutto, ha torto chi lì vede frustrati nelle aspettative, con la valigia in mano. Certo è che dovere di una società è fare di questi giovani, oggi spensierati e “protetti” o fortunati, adulti autonomi, liberi di scegliere: davvero. –
Giovanna Mezzana
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