Sicurezza
La Maremma è una terra per giovani
È al 7°posto in Italia nella classifica del Sole 24 ore per qualità della vita dei ragazzi, anche se il lavoro non c’è: parla l’esperto
GROSSETO. C’è chi, maremmano, si è stropicciato gli occhi guardando la classifica con cui Il Sole 24 ore misura quanto le 107 province d’Italia siano a misura di bambino, di giovane e di anziano. Lasciamo per un istante da parte le prestazioni a beneficio dei piccoli e dei pensionati e concentriamoci sul destinatario intermedio: ebbene, Grosseto si piazza al settimo posto in Italia per la qualità della vita di chi appartiene alla nuova generazione. È la prima provincia del centro Italia che compare nella top 10 del quotidiano economico, il cui podio è occupato dalle romagnole Ravenna e Forlì-Cesena (primo e terzo posto) e dall’emiliana Ferrara (secondo posto). È un ottimo risultato, insomma, ma l’entusiasmo si smorza quando si scopre quali sono gli indicatori che spingono in alto la provincia di Grosseto e, soprattutto, quelli che invece continuano a precipitare. Alla luce della classifica del Sole 24 ore, poi, non avrebbe ragion d’essere la litania che in Maremma si sente da anni secondo la quale i giovani non aspettano altro che fuggire dalla terra “amara”.
Noi restiamo qui
La posizione nella classifica generale-nazionale – settimo posto per la provincia di Grosseto – è la somma delle performance di dodici indicatori, utilizzati dagli esperti del Sole 24 ore per misurare il benessere generazionale. L’indicatore per cui la provincia di Grosseto ottiene il miglior risultato – sesto posto in Italia per qualità della vita dei giovani – è il cosiddetto “saldo migratorio”, cioè la differenza tra il numero degli iscritti e il numero dei cancellati dai registri anagrafe per trasferimento di residenza per mille abitanti; significa che i giovani dalla Maremma non se ne vanno, almeno non definitivamente: lo fanno, eventualmente, insomma, senza tagliare il cordone ombelicale; di contro, se, per esempio, costruissero un nucleo familiare altrove, acquistando un appartamento con un mutuo prima casa, prenderebbero residenza altrove. Gli altri indicatori per i quali Grosseto ottiene risultati molto buoni sono: il numero dei bar e delle discoteche ogni 100mila residenti tra 18 e 35 anni (13° posizione in Italia); le aree sportive all’aperto misurate in metri quadri per residente tra 18 e 35 anni nel comune capoluogo (14° posizione); il quoziente di nuzialità (quanto ci si sposa, 29° posizione in Italia); il numero dei concerti ogni mille giovani tra 18e 35 anni (35° posizione).
Ma a far che cosa?
Questi risultati sono talmente buoni che “tirano su” quelli (bassi) di altri indicatori, che però sono indicatori – anche al senso comune – non trascurabili. La provincia di Grosseto è al 93° posto per imprenditorialità giovanile, cioè per imprese con titolare sotto 35 anni d’età, in percentuale sul totale delle imprese registrate. Ed è all’84° posto per tasso di disoccupazione giovanile, in percentuale tra 15 e 29 anni. E ancora, è all’80° posto in Italia per laureati tra 25 e 29 anni, nonostante la presenza di un polo universitario grossetano e la vicinanza dell’ateneo di Siena.
E quindi?
Il Tirreno ha sottoposto questi risultati a Umberto Paioletti, psicologo e psicoterapeuta, direttore del Centro terapeutico riabilitativo di Vallerotana a Grosseto. «Alla luce di questi risultati – dice Paioletti – mi viene da pensare che questa sia una terra in cui le famiglie ancora riescono a sostenere la fragilità lavorativa dei giovani». «Dal nostro osservatorio, che è particolare e che riguarda ragazzi con problematiche – aggiunge – vediamo che ci sono molte difficoltà a trovare una collocazione». «Io credo che la famiglia sia una bella risorsa – valuta Paioletti – ed è rassicurante per un giovane sapere che c’è. Bisogna però chiedersi quanto positivo sia, in una prospettiva futura, il prolungarsi del rimanere in famiglia e il posticipo dell’emancipazione dei giovani». Non solo. «Non possiamo inoltre consolarci – aggiunge lo psicologo – con bar e discoteche. Ben venga il divertimento che però deve essere complementare a momenti formativi e lavorativi. E auguriamoci che una buona percentuale dei giovani che hanno scelto di rimanere a Grosseto siano autonomi, che vivano di un reddito proprio. Questo sì che aprirebbe il cuore». –
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