Antinori a Gavorrano, la terza via Qualità elevata con costi ridotti
gavorrano. Né superintensivo né tradizionale. In olivicoltura, come in politica, si può percorrere una terza via.
È quello che ha deciso di fare la blasonata maison vitivinicola Antinori, che nella tenuta agricola di Gavorrano (ex azienda agricola della Bartolina) acquisita qualche tempo fa, ha deciso di battere una strada originale. Puntando su oliveti con varietà autoctone con impianto irriguo a goccia ma potati “a parete”, in modo da velocizzare la raccolta a mano utilizzando reti a nastro. Un progetto innovativo con l’obiettivo di avere un prodotto di qualità eccellente, affidato alle competenze di Claudio Palchetti. Agronomo di fama che da qualche anno oramai lavora con Antinori, e vive nell’azienda agricola di Guado al Tasso, a Bolgheri. «Antinori – spiega Palchetti – mi ha chiesto di affinare una tecnica colturale diversa dalle esistenti per avere un olio extravergine certificato Igp Toscano, utilizzando varietà Frantoio, Leccio del Corno, Leccino, Maurino e Rossellino. È stata una scelta di politica commerciale, e la missione che mi è stata affidata è abbattere i costi di produzione, ottenere una qualità elevata e generare reddito, ovviando alle difficoltà delle colture tradizionali. Per questo abbiamo deciso di piantare gli alberi con “sesti” quasi tradizionali, di 6x3 o 6x4 metri, corrispondenti a 400 o 550 piante a ettaro. Ovverosia olivi ogni tre o quattro metri, con file distanziate di sei metri. E chiome non potate tradizionalmente a vaso conico o policonico tridimensionale, ma con un eterodosso “allevamento a spalliera”, così da velocizzare la raccolta delle olive minimizzando gli spostamenti intorno alle piante».
Insomma, l’obiettivo di Antinori è quello di fare con l’olio quello che trent’anni fa riuscì a fare con il vino, quando uscendo dal Consorzio del Chianti classico produsse innovazione realizzando il celeberrimo “Tignanello”. Primo rosso a base di Sangiovese, integrato da Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc, affinato in barriques. Una scommessa che si gioca tutta in Maremma, sui terreni della tenuta di Gavorrano, dove nei tre anni precedenti sono già stati piantati i primi 50 ettari di olivi, cui nei mesi a venire se ne aggiungeranno altrettanti. Oltre a un nuovo frantoio, manco a dirlo, dotato delle tecnologie più aggiornate.
«Purtroppo – aggiunge Palchetti - la gelata di aprile ha bruciato le “mignole” (il grappolino che precede lo sboccio dl fiore, ndr) e non abbiamo potuto fare i test che avevamo in mente con le macchine raccoglitrici di ultima generazione. Ad ogni modo, l’obiettivo è ottenere un prodotto di eccellenza, adatto anche ai mercati internazionali e fortemente caratterizzato per la sua toscanità. D’altra parte, l’olio è un po’ come il vino. A determinarne le caratteristiche è il terroire, al di là della caratterizzazione che gli dà il lavoro nel frantoio, con le tecniche di filtrazione e la frangitura in assenza di ossigeno. Qualità organolettiche e profumi, qualità nutrizionali e curative, infatti, dipendono molto dalle caratteristiche dei terreni coltivati a olivo e dalle pratiche agronomiche». Infine, per non lasciare nulla al caso, nelle campagne di Gavorrano Palchetti ha fatto predisporre anche dei campi sperimentali di due e tre ettari dove sono state messe a dimora piante con cultivar superintensive di Maurino Vittoria e Rossellino Cerretano Diana. —
M.F.
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