Sicurezza
Che grande errore buttare giù l’ecomostro Poteva rappresentare una risorsa per la città
La consigliera Amore riflette sul riuso degli edifici cittadini incompleti E critica la scelta di radere al suolo le mai nate terme di Roselle
l’intervento
A distanza di quattro anni dai nostri accorati appelli, possiamo affermare, alla luce di un interessante dibattito tematico in corso, che la demolizione dell’ “ecomostro” roselliano sia stata un grave errore strategico dell’Amministrazione Vivarelli Colonna: l’ennesimo. Una mancanza di visione nonché un’opportunità persa. Le nuove linee guida sulla qualità della architettura definiscono chiaramente la volontà di “ricucire città e territori, recuperando edifici, spazi, ponti, orti, mercati, corridoi urbani ed extraurbani abbandonati. Ristrutturare, anziché demolire, ripristinare, anziché gettare”.
Tema attualissimo quindi è quello dell’enorme patrimonio di edifici non finiti che insiste nelle città italiane. Dal punto di vista politico, strategico e ambientale, la demolizione di questi involucri appare da qualche anno lo scenario meno indicato in termini di impatto ambientale (costi esorbitanti e smaltimento dei residui). La tanto inflazionata rigenerazione dei luoghi, contempla e spinge verso il riscatto della “rovina”, puntando su un riuso a sostegno delle numerose esigenze della collettività. Si parla di terza via, ovvero, riprogettare, disegnare, riscrivere aprendo la strada alla possibilità di nuovi spazi pubblici o di interesse sociale.
Nascono quindi piani industriali nell’ottica del riuso di involucri abbandonati. Il collegio degli ingegneri del Trentino, ad esempio, presenta un progetto dal titolo “sedotti e abbandonati”. Nascono piattaforme web di business design che uniscono molteplici soggetti interessati a un’azione corale di riuso con finalità culturali/sociali/occupazionali. “Riusiamo l’Italia”, il portale che si sviluppa con lo scopo di trasformare spazi in luoghi.
Molte sono le azioni intraprese sia dal privato che dal pubblico in questi anni. Come ha detto recentemente il ministro Cingolani “la correlazione fra un Pianeta in salute e una società giusta è il vero obiettivo della transizione ecologica” che deve essere affrontata attraverso un’ottica glocal.
È evidente che i progetti di bonifica, recupero e rifunzionalizzazione dei complessi dismessi siano considerati oggi i nuovi cardini di una transizione ecologica, capaci di attirare originali modelli economici e raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. A affermare ciò è il Politecnico di Milano.
La carenza abitativa legata alla crisi economica, la mancanza di luoghi di aggregazione e condivisione del lavoro, la mancanza di luoghi per la cultura dovevano trovare una amministrazione pronta a cogliere le diverse opportunità ereditate dalla storia, che aspettavano semplicemente di essere riconosciute e riscattate.
La via della demolizione di contenitori perfettamente idonei a ospitare diverse finzioni la si deve a una scarsa visione di insieme che, come abbiamo imparato a osservare in questi lunghi cinque anni, mira al facile consenso popolare puramente propagandistico e che mal si lega con la nascita di quella auspicata proiezione di mondo necessaria alla sopravvivenza delle future generazioni. —
Francesca Amore
Movimento 5 Stelle
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