Attenzione
Una strada intitolata al grande costruttore
Da oggi via Paraguay diventa via Natale Lorenzini Il nipote racconta la vita del nonno e una scoperta geniale
Massimiliano Frascino
grosseto. «Mi piace pensare che mio nonno sarebbe stato contento se gli avessero intitolato una strada di accesso alla città da est, una porta d’ingresso al capoluogo per chi viene dall’Amiata. Da Porrona, da dove veniva lui. Una strada a lui che per una vita ha realizzato strade».
A parlare di Natale Lorenzini, al quale stamani è stata dedicata quella che fino a ieri era via Paraguay, è il nipote, Guido Delmirani che col nonno ha avuto fin da ragazzino un rapporto stretto, intimo. Lorenzini se n’è andato il 14 febbraio 2007, alla bella età di 91 anni e a conclusione di una vita intensa, che grazie alla sua attività imprenditoriale, iniziata nel 1943, con la registrazione della ditta individuale Natale Lorenzini, lo ha portato a raggiungere una serie impressionante di traguardi. Diventando una figura di livello nazionale nel settore dell’industria delle costruzioni, e uno dei grossetani più conosciuti e benvoluti. Lorenzini, infatti, nonostante il successo, non ha mai tralasciato di dedicarsi a Grosseto. Il suo zampino, fra l’altro, c’è anche in una vicenda odierna come quella del Corridoio tirrenico.
«Nonno diventò presidente della Camera di commercio nel 1968, e proprio quell’anno fu uno dei principali promotori della nascita di Sat (Società autostrada tirrenica), di cui fu per un periodo vicepresidente, che volle fortemente perché riteneva l’autostrada fosse determinante per lo sviluppo di Grosseto. Col senno di poi, posso dire che una delle sue caratteristiche era la lungimiranza. È stato un uomo che non aspettava che le cose succedessero, aveva lo sguardo costantemente orientato al futuro».
Guido Delmirani, che oggi è un manager e imprenditore affermato, dice di dovere molto al nonno in termini di educazione e dedizione al lavoro. «Fin da ragazzino mi portava con sé ovunque, in cantiere o alle riunioni. Era un uomo silenzioso e riservato nel privato, che trasmetteva i propri valori attraverso l’esempio. Ti metteva di fronte ai problemi e non ti risparmiava, convinto che prima sbagli, prima impari. Certo che la qualità dell’azienda, e delle istituzioni in generale, dipendevano dalla qualità delle persone. Per questo motivo molto attento ai rapporti umani». Tale verità trova conferma nel fatto che la dedica della strada cittadina a Lorenzini è conseguenza dell’iniziativa di un nutrito gruppo di ex dipendenti, che negli anni sono rimasti amici frequentandosi proprio nel ricordo di quell’esperienza e fino a promuovere una raccolta di firme per chiedere al Comune di rendere omaggio al loro datore di lavoro.
È noto che Lorenzini aveva un rapporto privilegiato con il Vaticano, e che aveva accesso diretto a papi e cardinali. Meno noto l’aneddoto di come tutto questo sia iniziato. «Negli anni 50 – spiega Delmirani – l’impresa stava realizzando l’Appia nuova, alle porte di Roma. I contadini delle Ville Pontificie di Castel Gandolfo, la tenuta del Papa, non si spiegavano perché le vacche avessero le zampe gonfie e non facessero più il latte. Mio nonno capì che tutto dipendeva dalle schegge del selciato che s’incuneavano negli zoccoli degli animali, provocandogli dolore e lo stress che inibiva la produzione di latte. Lui realizzò una bitumatura dei piazzali e il problema si risolse. Da quel momento iniziò una relazione col Vaticano che si consolidò nel tempo, e che portò la Lorenzini Natale a fare negli anni molti lavori importanti». –
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
