Il Tirreno

Grosseto

paganico  

Alla scoperta del borgo storico con un museo a cielo aperto

Lina Senserini

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Lina Senserini

Paganico. C’è un progetto per la valorizzazione del borgo medievale di Paganico, grazie alla realizzazione di un museo diffuso a cielo aperto che permette di rivedere e “rivivere” l’antico villaggio Pagus o Paganus, secondo la tradizione. Partiranno a breve i lavori per la parte multimediale e di audiovisivi, ovvero i totem interattivi che saranno piazzati alle porte di accesso del paese e lungo la passeggiata dietro le mura, mentre a fine estate verrà avviato il cantiere per il restauro della piazzetta dell’Erba, adiacente al Cassero senese e uno degli angoli ancora intatti del vecchio borgo. Nei giorni scorsi il Comune ha affidato all’associazione archeologica Odysseus la messa a punto del percorso multimediale, mentre a febbraio sono stati assegnati i lavori strutturali. Il progetto è finanziato grazie a un bando regionale per la valorizzazione dei borghi murati, cui l’amministrazione comunale aveva partecipato a giugno 2020. La partenza poi è stata rimandata di una anno a causa del Covid. «Abbiamo pensato a un museo diffuso – spiega la sindaca Alessandra Biondi – per permettere ai cittadini e ai visitatori di vedere, leggere e rivivere la storia del paese attraverso i totem, i prodotti audiovisivi e la realtà virtuale. Questo è l’inizio: il progetto sarà implementato, grazie al sostegno della Regione. Date le caratteristiche del paese, l’idea del museo diffuso ci è sembrata la più adatta a valorizzare angoli ancora conservati, le mura e la sua storia, anche se abbiamo previsto anche il restauro della piazza sottostante il Cassero».

Paganico, infatti, mantiene ancora intatta una parte della sua cinta muraria a pianta rettangolare che in origine si apriva su quattro porte. Ne restano tre, Porta Grossetana, Porta Gorella e Porta Senese, imponente e simbolica, dominata dal Cassero, trasformato in palazzo intorno al XVII secolo e tutt’oggi abitabile. Una parte delle mura corrono lungo il corso del torrente Gretano alla confluenza con l’Ombrone, fino alla chiesa per riprendere fino a porta Grossetana, mentre l’altra parte segna il lato ovest, ancora ben conservato e pressoché libero da abitazioni verso l’esterno. Un patrimonio, dunque, che diversi paesi maremmani possono ancora vantare, con la differenza che Paganico non è su una collina, come ci si aspetta per i borghi medievali, ma appena 63 metri sul livello del mare. Eppure, malgrado una posizione attaccabile, tra il XIII e il XIV secolo, Siena, nei cui possedimenti ricadeva il villaggio, ne fece l’avamposto fortificato ai confini meridionali della Repubblica, della quale dall’inizio del 1300 ospitò il vicariato. Per oltre un secolo fu un importante centro amministrativo e sede di riscossione di dazi, per questo spesso assediato. Una storia gloriosa, per questo antico villaggio eletto a borgo franco dalla Repubblica di Siena, in quella terra di mezzo che è stata per lunghi secoli la Maremma. —

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