Attenzione
Orchidea palustre da preservare «Ne restano 7 piante»
Il fiore, molto raro, cresce sulle sponde del lago dell’Accesa Rischia di scomparire a causa degli animali e delle cannucce
Alfredo Faetti
massa marittima. Nella costellazione di biodiversità che orbita intorno al lago dell’Accesa c’è anche un fiore molto raro. Un’orchidea, l’orchidea palustre (Anacamptis palustris), che si mostra con piccoli petali viola. Una specie di cui troviamo sempre meno esemplari, in Maremma come nel resto d’Italia. «La popolazione, che seguo da molti anni, è scesa da quasi un centinaio di individui a sole sette piante quest’anno», spiega Giacomo Radi, naturalista, che insieme ad altri esperti ora lancia un appello alle istituzioni, massetane e non, per mettere al sicuro questa orchidea, continuamente minacciata dalla flora selvatica e dai cinghiali. Questa volta l’uomo non c’entra niente. Anzi, forse in passato l’antropizzazione attorno all’Accesa era stato uno dei fattori che aveva favorito il fiorire di questa specie.
Gli animali al pascolo che un tempo brucavano sulle sponde del lago avevano tolto di mezzo la cannuccia di palude, che oggi rappresenta una delle prime minacce per l’orchidea. Lo stesso concetto – a proposito di biodiversità – applicata nel vicino Palude di Scarlino, dove sono state reinserite le vacche maremmane per togliere di mezzo le cannucce e far riprendere le piante che un tempo popolavano l’area vicino al Puntone. Ma se qua il ritorno al pascolo ha rappresentato la soluzione, per la nostra orchidea occorrono metodi alternativi. «I fattori che minacciano l’Anacamptis palustris all’Accesa – prosegue Radi – sono principalmente l’inerbimento ad opera di Cannuccia di palude e altra vegetazione palustre che soffocano le orchidee e, solo in secondo luogo, i cinghiali che scavano per nutrirsi delle radici tuberose di questa pianta, di cui vanno ghiotti». Quei rari petali viola da tempo hanno richiamato l’attenzione di esperti e appassionati, che hanno costantemente tenuto d’occhio la sua popolazione e nell’ultimo periodo hanno dovuto prendere atto del problema. Dopo l’ultimo sopralluogo di Radi con Rolando Romolini e Andrea Battaglini del Giros (Gruppo Italiano per la Ricerca sulle Orchidee spontanee) e Marco Porciani per il Parco delle Colline Metallifere, è risultato evidente «un netto declino della popolazione di questa orchidea», spiega il naturalista, che ora lancia l’appello per «un dialogo con le autorità competenti e le amministrazioni per arginare questo processo di rarefazione che potrebbe portare a breve alla scomparsa di questa preziosa pianta, una perdita per la biodiversità tutta». Soluzioni potrebbero essere, per esempio, una recinzione che impedisca ai cinghiali di arrivare al fiore e la bonifica della sponda dalle cannucce. —
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