Sicurezza
Parco nazionale dell’Amiata Anche il Biodistretto dice sì
L’associazione invita a informarsi sui vantaggi, anche economici, per il territorio Intanto ecco una prima ipotesi di mappa con aree più o meno protette
monte amiata. Va avanti e raccoglie sempre più consensi il progetto di istituire il Parco nazionale del monte Amiata, lanciata mesi fa con una raccolta di firme su change.org da Salvaguardia ambiente del monte Amiata, Universo Amiata, Amiata Eco, Associazione culturale per una cultura del territorio, e a cui aderiscono Italia nostra, Pro natura Firenze, Gufi, Booking Amiata, Centro parchi internazionale, Fondo forestale italiano. Il progetto non è rimasto solo un appello virtuale – peraltro sottoscritto al momento da oltre 30mila persone – ma sta sollevandguadagnando l’interesse di associazioni.
Tra questi c’è il Biodistretto del monte Amiata, associazione per il progresso condiviso dei territori del monte Amiata, con sede a Fonte Magria, Abbadia San Salvatore, dove venerdì 18 giugno si è tenuto un incontro per far conoscere i dettagli del progetto, illustrare i vantaggi e chiarire dubbi.
«La presenza di decine di persone interessate ad approfondire l’argomento e a impegnarsi perché si possa realizzare questa decisiva opportunità per tutto il comprensorio – dice il presidente del Biodistretto Mario Apicella – è stata un ulteriore passo verso un modo nuovo di concepire il governo del territorio. “Un parco per il beneficio di tutti” sembra uno slogan a sfondo religioso, ma Franco Tassi, Cesare Moroni e Antonio Pacini lo hanno presentato come l’oggettiva motivazione che ci deve condurre alla sua realizzazione. Un Parco nazionale è una struttura essenziale di un Paese moderno, che prevede un sistema articolato di gestione del territorio che non può che partire dal basso e che vede la presenza di tutte le istanze e le esigenze della popolazione residente, valorizzate per delineare una politica di reale prosperità economica, culturale e politica a vantaggio non solo di un oggettivo miglioramento della dimensione in cui si vive sul monte Amiata, ma sopratutto per consegnare intatto e sicuramente migliorato un patrimonio di inestimabile valore alle generazioni future».
Tra gli obiettivi del Parco, «migliorare la gestione dei boschi, agevolare la diffusione dell’agricoltura e della zootecnia biologica, creare una rete di infrastrutture che sappia accogliere i turisti, valorizzare le risorse storiche, naturali, ecologiche e culturali che il territorio oggi offre in modo disgregato e poco organizzato». Per questo è necessario «il coinvolgimento di tutti gli attori, mettendo da parte preclusioni e posizioni faziose che rischiano di relegare a semplice tifoseria un dibattito che va affrontato con molta attenzione».
Una struttura di questo genere, se creata dal basso, in modo condiviso da tutti i portatori di interesse, potrà vincere questa sfida. «Possibile mai – si chiede Apicella – che la bellezza del paesaggio costruito in ogni dettaglio dalla natura e dagli allevatori, dai contadini e dai boscaioli, non debba più essere tutelato per le esigenze, a noi tutti estranee, di una globalizzazione e un neoliberismo sfrenato? Possibile che non si possa adottare un Piano forestale specifico per il nostro territorio, alla luce delle peculiarità della nostra montagna e delle ditte boschive ed artigianali che in essa risiedono e della stessa certificazione di gestione forestale sostenibile ottenuta per la prima volta in Italia proprio dai nostri boschi, che ora rischiano invece di essere in balia della razzia più sfrenata che ne vuol fare scempio per le biomasse e che non tutela le ditte locali avvantaggiano le incursioni dei colossi del pellet e della deforestazione meccanizzata. Possibile mai che il 30 per cento di superficie agricola certificata biologia che solo noi possediamo nelle province di Grosseto e Siena, non possa avere produzioni eccellenti di olio, vino, formaggi, salumi, miele, castagne, piante officinali e ortofrutta legata alla biodiversità locale, valorizzati da un marchio di qualità che segnali al mondo il nome della nostra montagna?».
Coltivazioni, allevamento, caccia, la migliore cucina tradizionale della Toscana: «Il Parco nazionale del monte Amiata offrirà tutto questo, senza limitare l’operatività di nessuno perché nascerà da un percorso partecipato dal basso che non tutti siamo in grado ancora di comprendere, abituati come siamo a vederci calare leggi dall’alto, ma di cui tutti dobbiamo essere protagonisti». In questo il Parco nazionale «non potrà limitare le attività esistenti sul territorio, ma solo coordinarle, metterle a sistema, valorizzarle nella direzione che le generazioni passate hanno già disegnato per uno dei territori più belli della Toscana che oggi rischia di perdere i suoi giovani ed essere svenduto al miglior offerente».
Intanto il Centro Parchi ha elaborato un’ipotesi di zonazione del Parco (vedi mappa), con vari livelli di protezione, dalla più rigida, nella parte alta della montagna, a quella cosiddetta “di sviluppo” dove resterebbe possibile realizzare insediamenti produttivi. —
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