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Grosseto

la testimonianza IN CORTE D’ASSISE 

Dalla ricchezza al libro nero con i prestiti «Spremuta per anni dal figlio e da Adriana»

Federico Lazzotti
Dalla ricchezza al libro nero con i prestiti «Spremuta per anni dal figlio e da Adriana»

Iacopo, nipote di Simonetta Gaggioli, racconta il dramma della zia trovata morta nel fosso lungo l’Aurelia il tre agosto 2019

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Federico Lazzotti

Follonica. Da una vita agiata: casa di proprietà nel palazzo più prestigioso di Follonica – quello delle tre palme –, appartamenti a Spezia e Firenze, gioielli, bei vestiti e il marito che girava a bordo di una spider. A una situazione di indigenza, ai limiti della povertà «per dare un futuro al figlio»: sfrattata dall’abitazione presa in affitto, multe e tasse arretrate trasformate in cartelle esattoriali da rottamare, il conto corrente bloccato. E un libretto nero che teneva in borsa dove appuntava i soldi che amici e parenti le prestavano. «Una volta cento euro, un’altra cinquanta». Tanto in difficoltà da essere costretta a rivolgersi al Comune e alla Croce Rossa per avere un aiuto, per la casa e la spesa. «Eppure era una donna effervescente che ci teneva quando andava a giocare a carte ad essere elegante».

la testimonianza

A raccontare l’altra faccia di Simonetta Gaggioli, «ex segretaria del presidente della Regione Toscana» trovata morta in un sacco a pelo lungo l’Aurelia, tra Venturina e Follonica il tre agosto del 2019, è il nipote Iacopo, figlio di Demo, uno dei due fratelli della vittima.

Lo fa in una lunga deposizione durante il processo in Corte d’Assise dov’è imputata per omicidio la nuora della settantaseienne, Adriana Gomes Pereira, 33 anni da compiere il prossimo 25 giugno, accusato di aver avvelenato la suocera con un mix di farmaci, aver tenuto il cadavere due giorni sotto al letto nell’appartamento di via Bonaria, a Riotorto, dove vivevano anche i tre figli per poi sbarazzarsi del corpo.

«Era sempre un mungere – spiega il nipote – alla fine Filippo e Adriana si erano mangiati tutto, non solo quello che era dentro alla botte, ma anche il barile. Era tutto sulle spalle della zia. Ecco perché era costretta a chiedere soldi in giro. Ogni tanto lo faceva anche con me: cento euro che io le davo. Quando è morta ho scoperto che faceva lo stesso con altre persone, le amiche più strette». I problemi – va avanti – sono cominciati «quando è morto lo zio Luciano». Perché Filippo – oggi indagato solo per l’uso indebito della carta di credito – quando si era trasferito in Brasile «era tutto un chiedere». Raccontava ai genitori di progetti imprenditoriali. «Mia zia mi diceva che prima aveva preso un bagno con gli ombrelloni, poi una piantagione di ananas, infine un peschereccio che non ha mai potuto usare perché non aveva la patente nautica».

la scomparsa

È stato proprio Iacopo che accompagnava la zia «a fare la spesa, dal medico» e la aiutava nelle commissioni, il primo ad avere qualche sospetto perché non riusciva a mettersi in contatto con la donna. «L’ultima volta che l’ho vista – ricorda in aula – era mercoledì 24 luglio. Mi chiamò e andammo al supermercato di Riotorto perché aveva cambiato gestore del cellulare e non riusciva a chiamare. Risolto il problema ci mettemmo d’accordo per incontrarci il lunedì per andare dal commercialista per rottamare le cartelle. Mi aveva detto che mi avrebbe chiamato».

La domenica sera, però, secondo la procura, la donna era già sta uccisa. «Non sentendola e non avendola – prosegue il testimone – siamo andati con mia moglie e mia figlia a Riotorto».

le versioni delle coppia

Secondo il nipote, nei giorni successivi sono tre le versioni che il figlio della vittima e la nuora danno per giustificare l’assenza della donna. «La prima volta, lunedì 29 luglio, mi dissero che era da una certa Mariangela, un’amica di Cecina. Due giorni dopo raccontarono che era a casa di Mirna perché lei era in montagna e le aveva lasciato l’appartamento a Follonica. L’ultima volta invece dissero che era andata in vacanza. Eppure mia zia erano anni che non ci andava. Al massimo stava un giorno fuori per un torneo di carte». Iacopo parla anche dei gioielli della zia «tenuti chiusi a chiave in un armadietto», del giorno in cui è stata trovata morta e degli ultimi tempi in cui si sfogava di più «perché il vaso era pieno». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA



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