Il Tirreno

Grosseto

«Pino precipitato, fondamentali controlli e manutenzioni corrette»

Elisabetta Giorgi
«Pino precipitato, fondamentali controlli e manutenzioni corrette»

L’agronomo Mencagli dopo il caso del parco Parri. «Capire l’anomalia per evitare che succeda ancora»

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Elisabetta Giorgi

GROSSETO. Due giorni fa un grosso pino, alto circa 10 metri, è crollato a Grosseto nel bel mezzo di un viottolo nel parco Parri, molto frequentato. L’albero è stato poi fatto a pezzi dagli operai della ditta di pronto intervento incaricata dal Comune, che hanno portato via tutto. Due anni fa era precipitato un altro esemplare.

Cosa sia successo è difficile dirlo. A un primo esame superficiale, la pianta è apparsa con un assetto abbastanza sbilanciato, dotata di grande chioma. Probabilmente aveva anche un modesto sviluppo delle radici, dato che questo genere di alberi arriva già dal vivaio (perlomeno è capitato altre volte) senza il “fittone” centrale ovvero la radice principale.

Dà alcune “dritte” generali il dottor Marco Mencagli, dottore agronomo e libero professionista da oltre 25 anni. «I pini – spiega – vanno spesso incontro a problemi che possono essere aggravati da una cattiva manutenzione o da interventi che possono provocare una mutilazione, uno schiacciamento o morte delle radici; non è da escludere quasi mai la concausa di una caduta dovuta a cattiva gestione e anche conformazione del pino».

Ogni specie arborea ha un proprio modello e «cresce secondo precise regole, secondo determinati modelli propri di ciascuna specie. Le conifere cui appartengono anche i pini – dice il professionista – essendo specie più antiche e meno evolute rispetto ad altre specie a foglia larga tra cui tigli, lecci o sughere, hanno un modello di crescita diverso dal loro. Hanno una crescita “indefinita”, nel senso che non hanno un proprio sistema di autoregolazione della crescita e sono in qualche modo portate ad accrescersi sempre all’esterno. Tra le conifere, il pino in particolare è “condannato” ad accrescere la sua chioma verso l’esterno». Motivo per cui la manutenzione è fondamentale: «Se con un’equilibrata manutenzione non teniamo una chioma leggera – spiega l’agronomo – può succedere che quel pino in città (magari cresciuto dove non c’è molto spazio per le radici tra strade, viottoli e marciapiedi, oppure perché le radici sono state schiacciate e tagliate dal passaggio di mezzi pesanti impegnati nei sottoservizi) non avendo sviluppato un forte apparato radicale abbia dei problemi. E non sia in grado di “controbilanciare”, proprio grazie a quelle radici, la grossa spinta che la chioma che cresce all’infinito determina, specie in presenza di vento, ma anche per il peso della chioma in sé».

Col peso della chioma la pianta può sbilanciarsi, specie se non supportata da un adeguato impianto radicale, e vien da sé che la manutenzione della conifera in città, volta ad alleggerire l’albero, sia un ottimo punto di partenza per evitare cadute. Né si escludono parassiti, altra possibile causa dell’indebolimento e morte.

Ormai la pianta del parco Parri è defunta e nulla si può più fare. «Utile sarebbe però cercare di capire quale sia stata l’anomalia. Perché – dice l’agronomo – se io ho una condizione di terreno simile per tutti gli alberi presenti, e ho un’aiuola in cui stanno 10 pini e uno di quelli cade», è molto probabile che le conseguenze ambientali siano simili per gli altri 9. E quindi il contesto va monitorato in modo che non succeda ancora.

Ogni pianta che muore andrebbe vista bene, fatta esaminare dagli esperti per escludere una serie di cause e dedurre quale sia stata quella scatenante. Importante «cercare di osservare le piante – dice il professionista – per vedere se hanno una chioma molto sviluppata e scorgere eventuali segni premonitori» come crepe e sollevamenti del terreno. A quel punto la prima cosa sarà cercare di alleggerire il pino.

Ma attenzione. La stessa potatura è un’operazione delicata che indebolisce la pianta e va fatta bene, senza tagli drastici e senza asportare branche molto grandi. «La linfa lavorata dalle foglie produce sostanze che vanno ad alimentare le radici e a nutrire l’intera pianta attraverso la fotosintesi». Nel caso di potature troppo invasive, «una parte delle radici che erano alimentate dalla chioma vanno incontro ad atrofìa perché perdono il nutrimento». I tagli devono perciò essere equilibrati. Con un’adeguata gestione del verde pubblico, ispezioni periodiche e manutenzioni corrette, il crollo di molte piante potrebbe essere vitato. –

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