La manifestazione
Condannato per stalking adesso è sotto processo per molestie a una sua ex
Pierluigi Sposato
grosseto. Due procedimenti penali nel giro di una settimana. Entrambi per questioni attinenti alle molestie nei confronti di donne. Da uno è uscito con una condanna, l’altro deve ancora terminare e da ieri l’udienza di fronte alla giudice Laura Previti è stata rinviata a metà luglio.
Due procedimenti penali che vedono imputato un uomo poco più che quarantenne, abitante nella zona sud della provincia. E nella stessa zona abitano le due donne. La prima, quella per la quale è stato condannato a un anno, è la sorella della sua fidanzata e questa vicenda è successiva dal punto di vista temporale a quella che era in calendario ieri. L’uomo era accusato di stalking perché avrebbe perseguitato la sorella della donna con la quale è ancora adesso fidanzato: quest’ultima si era allontanata per alcune settimane senza aver dichiarato il motivo, lui si era messo alla ricerca spasmodica di notizie e le avrebbe cercate in tutti i modi fino al rientro della donna, anche importunando pesantemente la sorella di lei, secondo l’imputazione. Fatti provati, secondo il giudice, che ha deciso per la condanna a un anno. Condanna che sarà appellata, annuncia l’avvocata Sabrina Pollini.
Ancora tutte da decidere invece le responsabilità per il secondo procedimento, che risale all’ottobre 2017 e che comprende accuse di un tentativo di violenza privata, di lesioni, di molestie. Qui non solo la donna è diversa – era la sua fidanzata dell’epoca, molto più giovane – ma è anche la cornice a essere differente. La donna aveva raccontato ai carabinieri che aveva deciso di interrompere la relazione sentimentale. Lui sembrava averla presa bene, poi dopo qualche settimana aveva capito che non voleva rassegnarsi. E la donna aveva raccontato ai carabinieri che lui si era presentato sul luogo di lavoro di lei, pretendendo di parlarle; più tardi si era presentato sotto casa ed era riuscito a parlarle, in auto. Quando lei aveva detto che lui non gli interessava più e che anzi c’era un altro, lui avrebbe iniziato a urlare e a minacciarla: «Dimmi il nome o non ti faccio più vivere» e giù con le offese e la minaccia di scrivere su tutti i muri che lei era una poco di buono. Anzi, ci sarebbe stato altro, al punto che la Procura ha ipotizzato la violenza privata: usciti dall’auto, lui l’avrebbe presa per il collo, l’avrebbe colpita e fatta sbattere contro uno sportello. Lei si era allontanata, lui l’aveva raggiunta e fatta sbattere contro un cartello stradale. Sette i giorni di guarigione per la giovane donna. Nel pomeriggio, lui si era presentato per altre cinque volte sul luogo di lavoro di lei, poi era andato al pronto soccorso dove erano dovuti intervenire i carabinieri. Altre offese alle dimissioni di lei. E poi, a sera, lui aveva preso a pugni l’auto dove si trovava lei, anche davanti alla caserma dei carabinieri dove si era rifugiata. Nella giornata, trenta messaggi e numerose chiamate. —
P.S.
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