Sicurezza
Ex dirigente Aamps assolto dalle accuse per una transazione
Imputato di induzione indebita davanti ai giudici di Livorno Il pm aveva chiesto 2 anni: prosciolto con formula piena
livorno. Il Tribunale di Livorno ha assolto con formula piena («il fatto non sussiste») il grossetano Lorenzo Fommei, imputato in qualità del ruolo ricoperto in passato (direttore generale della Aamps, l’azienda livornese per l’ambiente) per una transazione sulla Tia (tariffa igiene ambientale) che l’azienda aveva sottoscritto con la Fratelli Elia.
Era accusato di induzione indebita, in concorso con altri imputati le cui posizioni erano state definite all’udienza preliminare oppure stralciate. Il pm Massimo Mannucci aveva chiesto la condanna a due anni. La Procura si era mossa su una segnalazione inviata dall’allora presidente del collegio sindacale di Aamps, ravvisando una presunta indebita pressione che l’assessore al bilancio del Comune di Livorno Valter Nebbiai (nel frattempo deceduto) avrebbe esercitato su Fommei per arrivare alla transazione. L’obiettivo sarebbe stato favorire la società Fratelli Elia che aveva affitti su piazzali di proprietà riconducibili a un imputato con posizione stralciata, riducendo l’importo della Tia. Il debito iniziale di 400mila euro sarebbe stato risolto con la transazione da 126mila euro. Una cifra comunque ricalcolata in 220mila euro dalla Corte dei conti che nel maggio 2020 aveva completamente prosciolto Fommei.
Nel corso del procedimento penale erano stati ascoltati gli uomini della guardia di finanza e il capo di gabinetto del sindaco, nonché il direttore del settore entrate patrimonio del Comune. Il difensore Riccardo Lottini aveva sollecitato l’assoluzione evidenziando la perfetta liceità del comportamento di Fommei e che, tra l’altro, la transazione era perfettamente logica.
Il collegio giudicante era presieduto dalla dottoressa Elena Nadile,
«Pur nella soddisfazione dei verdetti raggiunti in entrambe le sedi giudicanti - ha dichiarato Fommei, che adesso ricopre altri incarichi – rimane l’amarezza per aver dovuto trascorrere oltre 7 anni di sofferenza personale e familiare per la quale nessuno risponderà. La giustizia ha fatto infatti finalmente piena luce sulla vicenda assolvendomi perché il fatto non sussiste. Manterrò comunque una profonda cicatrice perché non posso dimenticare il pregiudizio riscontrato in questi anni e non ultima la presunzione di colpevolezza con la quale sovente mi sono dovuto confrontare. Un pensiero infine ai miei legali Riccardo Lottini e Michele Dionigi i quali mi hanno costantemente assistito e sostenuto nei procedimenti in questione. Infine un doveroso pensiero al compianto Valter Nebbiai su cui, semmai ce ne fosse stato bisogno, ancora una volta con la sentenza di ieri ne viene affermata l’integrità e la rettitudine». Fommei spiega che all’epoca era stato apostrofato come «analfabeta amministrativo»: questa sentenza rende invece merito alle sue capacità. — P.S.
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