La manifestazione
Biogas: «Dal processo nessuna prova Vanno tutti assolti»
Le arringhe dei difensori degli otto imputati per Santa Rita dopo le richieste di condanna per truffa ai danni di Gse
Cinigiano. «Io ho questa sensazione e la devo dire. Ho la sensazione che questo procedimento sia nato da un equivoco e che così sia continuato. Questo del biogas di Santa Rita è un procedimento che doveva chiudersi molto tempo fa, dopo la sentenza del Tribunale del riesame».
Parole dell’avvocato Alessandro Antichi al termine della sua arringa al processo che vede otto imputati, per ciascuno dei quali nella precedente udienza il pm Salvatore Ferraro aveva chiesto condanne per la presunta truffa da 2,5 milioni di euro ai danni di Gse, Gestore dei servizi energetici (2012-2015). Un anno e otto mesi per Giancarlo Batignani, un anno e sei mesi per Marzio Scheggi, Andrea Salzillo, Giovanni Di Meo, Nicolò Marzano, Antonio Pinto, Biagio Vallefuoco e Alessandro Metz. Tutti i difensori hanno sollecitato il giudice Andrea Stramenga (che ha aggiornato l’udienza conclusiva a metà luglio) a emettere invece una sentenza di assoluzione, perché nemmeno il dibattimento ha potuto accertare le responsabilità degli imputati. Perché ad esempio, come ha detto l’avvocato Stefano Del Corto, «non è stato provato che Batignani abbia a che fare con una ipotetica truffa»; indicato come progettista, fu lui il tecnico abilitato a inviare l’elaborato al Comune, dopo esserne stato l’estensore: «Ha rappresentato dati tutti veri».
L’avvocata Giada Isidori, che assiste Scheggi, ha fatto notare la sfasatura temporale tra le contestazioni e l’incarico di presidente del cda (fino al marzo 2013); ha rilevato che tutte le dichiarazioni erano improntate a programmazioni future e non allo stato all’epoca presente; ha notato che comunque la rappresentazione della situazione era assolutamente corrispondente alla realtà; ha identificato come «supposizioni» le conclusioni della polizia giudiziaria e come «ipotesi infondate» quelle dell’accusa in merito al presunto non completamento delle opere necessarie alla messa in esercizio dell’impianto, invitando il giudice a collocare la vicenda nel periodo storico in cui quella normativa “giovane” veniva applicata.
«Sarei soddisfatto anche di un’assoluzione con secondo comma, proprio in ragione della complessità e dell’incertezza normativa di quell’epoca» ha aggiunto l’avvocato Franco Ciullini (per Metz), dicendo di comprendere la difficoltà normativa ma anche di rifiutare ipotesi di colpevolezza per gli imputati. Per tutti gli imputati: «perché il pm non fa distinzioni» e invece il proprio assistito era stato in carica per otto mesi del 2014: «Ma i fatti sono del 2012-2013».
Antichi (Salzillo, Di Meo, Marzano, Pinto e Vallefuoco), che ha depositato una memoria di 35 pagine, ha tenuto a precisare due aspetti: il primo è che l’impianto era sicuramente in funzione, senza alcun sotterfugio; il secondo è che l’azienda esisteva, lavorava, aveva tutte le caratteristiche. Ha poi notato che eventualmente in questo processo sarebbero mancati tre imputati, e cioè i tecnici che avevano attestato la messa in funzione; e ha concluso rimarcando che non ci furono mai revoche amministrative. Assoluzione per tutti i suoi assistiti (i medesimi) è stata invocata anche dall’avvocato Angelo Raucci, che si è richiamato alle indicazioni fornite dal Tribunale della libertà (nel 2014 erano stati dissequestrati sia l’impianto, sia le somme), invitando a verificare che nessuna manipolazione vi è stata, in alcuna fase.
Niccolò Antichi avvocato per il responsabile civile Cinigiano Agri Power Plus ha dato poi notizia che l’azienda è da un anno in concordato: lo ha detto per sottolineare che non si è mai trattato di un’azienda fittizia e, come certificato da tecnici stimatori nominati dal giudice delegato, è dotata di tutte le strumentazioni. «C’è chi è interessato a farla ripartire». — Pierluigi Sposato
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